Quando il dirigente scolastico non può dire la sua

di Corrado Sancilio, preside dell’Istituto “Agostino Bassi” di Lodi

Se dirigere un’orchestra è fondamentale creare un’armonia perfetta, dirigere una scuola è più complicato che amministrare una città. Tanti sono, infatti, i compiti e le funzioni che afferiscono all’organizzazione, alla promozione e alla tutela dei diritti costituzionali, alla gestione delle risorse strumentali e finanziarie, alle relazioni sociali e sindacali, all’offerta formativa per gli studenti, nonché alla valorizzazione delle risorse professionali e tanto altro ancora nel pieno rispetto del Decreto Legislativo 165/2001. A mettere i bastoni tra le ruote, però, ci sono certi particolari paletti che ne limitano vieppiù l’azione. Vediamone alcuni.

Il dirigente scolastico, così chiamato dal 2001 (ma io preferisco che mi si chiami preside), che ha tanto di scolastico e poco o niente di dirigente si ritrova, oggi più che mai, a gestire un notevole traffico di organismi con scarse possibilità di intervento. Così tra collegio docenti, consiglio di Istituto, consigli di classe, giunta esecutiva e poi commissioni, riunioni per materie, assemblee studenti e consulta studentesca, Rsu e dipartimenti, consiglio di presidenza, comitato dei genitori, gruppo Glh/Dsa e gruppo Invalsi e Rav, comitato di valutazione, organo di garanzia, docenti coordinatori, non me ne voglia qualcuno se non citato, scorrono le giornate tra vasti ambiti e grosse responsabilità.

«Cerco un centro di gravità permanente» canta il grande Franco Battiato quasi a invitare i Presidi a mantenere la calma in questo spazio scolastico così ingolfato. Ma quale spazio, invece, occupa in tutto questo movimento il nostro preside? Innanzitutto il preside non può intervenire, motu proprio, a modificare un progetto didattico perchè tale compito è prioritariamente del consiglio di classe e del collegio dei docenti. Tutt’al più qualche parere non vincolante. La didattica è materia d’altri, al Preside spetta solo obbedire e accettare senza condizioni la volontà del docente espressione di una collegialità che non va toccata. Nella scuola la collegialità è sacra.

Poi c’è la questione dei permessi. Il preside non può negare un permesso formalmente chiesto perché è una prerogativa contrattuale. Al preside spetta solo prendere atto, siglare la richiesta e, se mai fosse possibile, ringraziare il dipendente per la sensibilità dimostrata nel non prolungare l’assenza collegata al permesso ottenuto senza che un’obiezione sia mai stata mossa. Il permesso è un diritto e i diritti, si sa, com’è giusto che sia, non si toccano, non sono materia di discussione, mentre materia di infinita discussione sono i doveri.

«I diritti sono sacrosanti e vanno tutelati, ma se continuiamo a vivere di soli diritti, di diritti moriremo» ammoniva il grande manager Sergio Marchionne. Il preside non può assegnare, motu proprio, una supplenza. La “chiamata diretta” prevista dalla 107/15, ma vista e non vista è durata lo spazio di un mattino.

Su di essa si sono scatenate tutte le cataratte dell’universo sindacale. Un fuoco di fila di obiezioni ha condotto il legislatore a rivedere prima e annullare poi quella che veniva descritta come una sconfitta sindacale. Le chiamate devono avere una loro strada inquadrata in graduatorie secondo il principio, a volte preoccupante, ma ritento garantista (per qualcuno, ma non per tutti) dell’ “a chi tocca, tocca”.

Passaggi vincolanti esistono anche per le convocazioni degli organi collegiali. Il preside, tra l’altro, non può opporsi a una convocazione di un organo collegiale se richiesto dai due terzi della componente interessata. Se mai si opponesse allora dovrà fare i conti con una serie di incipit giuridici a confronto dei quali il «Nosce te ipsum» (conosci te stesso) dell’Oracolo di Delfi sembra un invito a cena con polpette avvelenate.

Il preside non può controllare i docenti se questi, ripresi da una telecamera posizionata a confabulare in uno spazio esterno alla scuola, dimenticano di rispondere alla campanella dell’avvio delle lezioni. A vietarlo è l’art.4 della legge 300/1970 e se lo facesse rischia di finire in un tunnel giuridico da far paura anche ai presidi più temerari.

Il preside non può chiedere al dipendente spiegazioni sul suo stato di salute per le numerose assenze di malattia registrato in un determinato periodo, incorrerebbe nella violazione della privacy ai sensi dell’art. 5 della legge 300/1970 che non consente al datore di lavoro di accertarsi sull’infermità per malattia o infortunio del proprio dipendente. Di tutto ciò che in tal caso il preside viene a conoscenza lo si deve soprattutto alle cosiddette “indiscrezioni” di corridoio la cui estemporaneità fa perdere alla verità il carattere di riservatezza.

Ma la ciliegina sulla torta va alle sanzioni disciplinari per gli alunni. Il preside non può decidere una sanzione disciplinare di un certo peso destinata ad un alunno reo di averla fatta grossa, perché verrebbe classificata come decisione “unilaterale”, poiché non discussa con l’alunno interessato, a cui va chiesto versione a discolpa; non confrontata con i genitori chiamati a dar man forte al proprio pargolo; non ragionata in seno all’organo di garanzia da sentire a tutela del colpevole; non discussa in consiglio di istituto per la prescritta delibera. Guai a saltare questi passaggi. Si rischia grosso!

Si rischia di essere travolti da ricorsi e controricorsi, avvocati e aule giudiziarie per violazione di norme e Regolamenti che ne disciplinano i diversi passaggi e le diverse consultazioni. Nel frattempo l’alunno affranto, ancorché redento, viene ripresentato come un pentito senza macchia e senza alone e forse anche da comprendere e da promuovere.

A questo punto una domanda è lecita. Cosa deve fare un preside per esercitare la sua funzione? Per dire la sua? «Abbi, come se non avessi niente» ci ricorda un incipit di Santa Romana Chiesa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti ( 0 ) Regolamento Commenti: Prima di commentare gli utenti sono tenuti a leggere il regolamento del sito . I commenti che verranno ritenuti offensivi o razzisti non verranno pubblicati e saranno cancellati.