Il talento artistico non può mai e non deve essere censurato

di Corrado Sancilio*

Se Mozart nel 1790 avesse avuto l’opportunità di leggere il futuro in una palla di vetro per conoscere come sarebbe stata accolta una delle sue opere da certi insegnanti di oggi, forse si sarebbe consultato con qualche suo collega musicista per cercare di capire cosa ci fosse di così male in quella che lui stesso riteneva essere una delle più “buffe” opere ambientata a Napoli e apprezzata tanto dal pubblico nella sua prima rappresentazione a Vienna.

Si tratta di «Così fan tutte» con sottotitolo «La scola degli amanti», un’opera che fa parte della trilogia delle opere buffe e che ha messo in uno stato di crisi di “moralità” qualche insegnante di una scuola media ascolana tanto da aver disdetto la partecipazione degli alunni già programmata. È successo al “Ventidio Basso”, storico teatro marchigiano di Ascoli Piceno, dove sono in programma per alunni delle medie e studenti delle superiori opere liriche riservate. Da alcuni insegnanti l’opera di Mozart in questione viene ritenuta “troppo osé” (sic!) e quindi poco adatta ai ragazzi delle medie, scatenando reazioni che sono andate oltre i confini artistici per bocca del regista, per finire sul “Resto del Carlino” con le osservazioni del sindaco della città marchigiana.

Per il primo cittadino di Ascoli il contenuto dell’opera pone in essere un delicato problema afferente l’importanza dell’educazione sessuale tra gli adolescenti, anche se implicitamente sottopone la questione agli insegnanti presi, peraltro, da un amletico dubbio di stampo boccaccesco: «È meglio che i giovani scoprano il sesso con Mozart oppure lasciarli soli davanti ai siti porno, oggi facilmente accessibili?». Già.

Il sindaco di Ascoli pone una questione non da poco se pensiamo ai tanti problemi correlati alla sessualità tra gli adolescenti con i quali tutti, genitori ed educatori, volenti o nolenti devono fare i conti. La pratica del “sexting”, ad esempio, è molto diffusa tra gli adolescenti, un fenomeno che se da una parte è stato oramai quasi del tutto sdoganato dai teenagers, dall’altra rappresenta, invece, un problema per i genitori proprio perché sfugge alla loro consapevolezza, non più visti come solerti controllori dei cellulari dei figli, ma anzi, all’occasione, appaiono piuttosto defilati in tema di educazione sessuale, ritenendola un compito educativo della scuola.

Tant’è che scambiarsi foto spinte o immagini sessualmente esplicite via smartphone per i ragazzi non rappresenta un problema quanto lo è, invece, per gli adulti e questo proprio in virtù delle implicanze che un tale fenomeno socio-relazionale comporta. E allora è meglio portarli ad assistere a un’opera del grande Wolfgang Amadeus Mozart, dove tradimenti e infedeltà, corteggiamento e scommesse sull’esito dello stesso, sono trattati con spirito romantico tipico dell’epoca della Vienna di fine settecento, piuttosto che vederli attaccati alla rete a rischio di cadere in trappole che rasentano anche il penale.

L’arte, sotto ogni forma sia essa una pittura o una scultura, un’opera letteraria o un opera musicale, tanto per fare qualche esempio, non può avere una lettura specifica che non sia esclusivamente artistica frutto dell’ingegno dell’autore che in pieno spirito libero riesce a trasmettere un’idea, un colore, un’emozione, in poche parole un messaggio fruibile da chi osserva o da chi legge. Certe opere artistiche possono apparire discutibili agli occhi di qualcuno, ma non si può imprigionare l’ingegno.

Di esempi ne abbiamo tanti, in campo letterario con Boccaccio e l’opera “Il Decamerone”, nella pittura abbiamo il grande Francisco Goya con l’opera “La maja desnuda” esposta al Museo del Prado di Madrid, e poi “Amore e Psiche che si abbracciano” di Antonio Canova, uno dei più grandi scultori neoclassici del XVIII° secolo che fa spesso da sfondo al “Grande Amore” cantata da “Il Volo”. Sono solo pochi, conosciuti ed eclatanti esempi di come l’arte può suscitare particolari reazioni, ma che non coincidono col messaggio che l’autore vuole lasciare.

Così ha fatto il nostro buon Mozart con la sua opera «Così fan tutte – La scola degli amanti» il cui messaggio lasciato alla sensibilità e alla riflessione di tutti, se messo a confronto con i selfie spinti dei nostri adolescenti di oggi, sicuramente occuperebbe un posto tra gli inviti alla “castità” cristiana, espressione di una verginale pudicizia tra giovani “cacciatori” desiderosi di conoscersi meglio.

Suvvia miei cari professori ammettetelo pure. Avete sbagliato, avete fatto un passo indietro davanti a un’opera musicale fuorviati da quel titolo galeotto che vi ha come bloccati, trasmettendo ai ragazzi un sentimento di rigetto, ma sbagliando avete marchiato con un giudizio negativo un’opera d’arte ritenendola “troppo osé” ai “casti” occhi dei preadolescenti.

Oltre una certa discutibile moralità c’è una certezza: non aver dato a dei ragazzi l’opportunità di avvicinarsi senza condizionamenti ad ascoltare la liricità della musica, delle passioni, delle emozioni, delle parole che fanno grande una persona.

Sono sicuro che Mozart si sarà rigirato nella tomba a sentire le motivazioni che hanno escluso dei giovanissimi dall’avvicinarsi a un linguaggio non semplice, ma ricco di significati. Ha ragione il sindaco.

L’aver impedito ai ragazzi di trascorrere un paio di ore a teatro, ha consentito loro di rimanere soli in casa davanti a un computer e come dice Paul Valéry, poeta e filosofo francese del secolo scorso, “Quando si è soli, si è in cattiva compagnia”. Ecco.

Questi insegnanti con la loro decisione hanno lasciato alcuni ragazzi in cattiva compagnia: il computer. Appunto. Considerata la situazione non sarebbe stato meglio saperli in buona compagnia a teatro? In compagnia di uno dei più grandi compositori musicali della storia? Un genio che di “osé” ha solo la sua precocità, il suo talento messo a servizio dell’arte e dell’umanità?

*preside dell’Istituto “Agostino Bassi” di Lodi

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