Quando a preoccupare sono ragazzini troppo violenti

di Corrado Sancilio*

E continuano a dire che Lodi è un’isola felice. Forse lo era, ma i tanti avvenimenti violenti registrati in questi ultimi anni fanno pensare che quell’isola felice che un tempo fu probabilmente oggi non c’è più. Ciò che non doveva accadere, è accaduto. È accaduto nella mia Lodi, una città forse tranquilla, in pieno centro, un fattaccio rimarcato in prima pagina su questo nostro quotidiano, derubricando l’episodio violento in atto di “bullismo” e che ha avuto come protagonisti dei ragazzini classificati come “baby bulli”. La cosa più preoccupante è che tutto si è svolto in pieno giorno, tra ragazzini in cammino ognuno verso la propria scuola, alcuni dei quali decidono di dare una lezione a chi si era distinto sui social con sfottò o forse con qualche battuta evidentemente non gradita. Dalle parole si passa ai fatti e con una violenza inaudita per quell’età, con calci e pugni mandano in ospedale un loro coetaneo.

È cronaca di questi giorni: in provincia di Firenze tre ragazzini fessacchiotti entrano in una scuola e con coltelli alla mano minacciano alcuni loro coetanei presenti all’entrata per questioni legate a messaggi scambiati sui cellulari. Le indagini portano a identificarli e a perquisire le loro case dove vengono trovati coltellini, droga e pistole giocattolo; in provincia di Padova dodici ragazzini circondano un loro coetaneo e con violenza gratuita tra spintoni, sgambetti, calci e pugni lo mandano in ospedale con dieci giorni di prognosi; a Vicenza tre ragazzine arrivano a scuola completamente ubriache per aver bevuto, al posto di un bicchier di latte, una bevanda alcolica a base di vodka mista a gin.

Naturalmente il tempo di entrare in classe che si sono sentite male e prontamente soccorse grazie anche al tempestivo arrivo dei medici del 118 chiamati dalla mia collega. Stiamo parlando di ragazzini, di minorenni tra gli 11 e i 16 anni che si rendono protagonisti di azioni violente e degradanti, mutuando il peggio del peggio dal mondo degli adulti.

Profetiche, a tal proposito, sono state le parole di Papa Francesco: «Stiamo vivendo non tanto un’epoca di cambiamenti, ma un cambio d’epoca e quindi un cambio di cultura che alimenta la decadenza morale, non solo in politica, ma nella vita finanziaria e sociale». Sono parole di chi ci invita non solo a vedere la realtà per quella che è, ma anche a non fermarci a declamare quei “valori” su cui oggi facciamo fatica a identificarci, né a girarci dall’altra parte, scegliendo di non vedere, non sentire o di vedere e sentire solo ciò che ci torna utile o ci fa comodo.

Questi ragazzini che si comportano in modo violento con azioni collettive classificate come comportamenti da “baby gang”, se da una parte hanno bisogno di adulti pronti con buone testimonianze, dall’altra chiedono implicitamente fermezza perché hanno bisogno che qualcuno, quand’anche ricorra a qualche ceffone, faccia loro capire la gravità delle azioni volente commesse.

Ha fatto storia sociale la politica messa in atto da Rudolf Giuliani, ex sindaco di New York, convinto com’era che per combattere la grande criminalità bisognava partire dalla piccola criminalità. Una politica che col tempo ha dato i suoi frutti. Questi ragazzini non devono assolutamente rimanere impuniti per quello che fanno ancor più quando trovano nel gruppo un leader violento a cui affidare la loro incertezza, la loro timidezza.

Nella maggior parte dei casi a generare tensione tra gli adolescenti è la tecnologia, è il cattivo uso dei social come mezzo di comunicazione. Messaggi ritenuti offensivi o battute provocatorie, ma anche parole di sfida e di minaccia sono per lo più alla base delle degenerazioni comportamentali. Sono le prime avvisaglie che alimentano scontrosità, risentimento, disprezzo tra pari fino ad arrivare all’odio per finire al regolamento di conti. Lo diceva bene Albert Einstein: «Temo il giorno in cui la tecnologia andrà oltre la nostra umanità: il mondo sarà popolato allora da una generazione di idioti».

Questi ragazzini hanno perso di umanità se mai qualcuno gliel’abbia insegnata. Eppure il mondo è popolato da tante brave persone, illustri sconosciuti che con la loro testimonianza di vita ci riportano con i piedi per terra per dirci che la violenza tra adolescenti è un fenomeno sociale che può essere affrontato e combattuto; che chi fa la voce grossa non sempre merita di essere ascoltato; che per i reati penali commessi dai ragazzini più di una cella al Beccaria può la “messa alla prova” con attività socialmente utili presso istituti che si occupano dei più deboli come anziani non autosufficienti e disabili.

Sono soluzioni che possono aiutare questa generazione di piccoli fessacchiotti a capire l’importanza di esternare i propri sentimenti, di esprimere le proprie emozioni che alimentano e fanno crescere i legami sociali. Perché violenti non si nasce, ma si diventa alla stessa maniera di come le sensibilità non emergono perché rimangono racchiuse dentro e questo può portare i ragazzi a fare esperienze inimmaginabili sia per i genitori che per gli insegnanti.

Questi ragazzi hanno una potente carica fisica e creativa che se non è ben guidata può andare a scontrarsi con se stessi e con gli altri, arrecando danno a se stessi e agli altri. E’ una generazione in seria difficoltà perché purtroppo hanno genitori amici che abdicano al loro ruolo di educatori. Questo vale anche per gli insegnanti che talvolta vivono con i ragazzi un rapporto amicale, venendo così meno al ruolo di educatori, trovando difficoltà a rispettare e a farsi rispettare. Torna utile a questo punto citare Cicerone: «Priva l’amicizia del suo più bell’ornamento chi la priva del rispetto».

*preside dell’Istituto “Agostino Bassi” di Lodi

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