I conti del reddito di cittadinanza: salvagente per 7 famiglie su 100

Reddito cittadinanza, ecco in quanti lo prenderanno nel Lodigiano

Sono almeno 6700 le famiglie della nostra provincia interessate dal provvedimento del governo giallo-verde

Matteo Brunello

Una platea di 6.700 famiglie lodigiane interessate dal reddito di cittadinanza. Il sussidio contro la povertà allo studio del governo “gialloverde” riguarderebbe il 6,9 per cento dei nuclei residenti sul territorio. È quanto emerge dalle simulazioni sulla base dell’Isee (situazione economica), presentate in Italia nel 2016 e monitorate dal ministero del Lavoro.

Il provvedimento - non ancora definito nei dettagli, perché si attende un decreto ad hoc - dovrebbe prevedere un sostegno per i maggiorenni che si trovano in una condizione di povertà e sono disoccupati. Sarà un assegno mensile che implicherà un impegno in lavori di pubblica utilità per i beneficiari, che non potranno rifiutare più di tre proposte di occupazione. Il reddito di cittadinanza dovrebbe assorbire altri strumenti contro la povertà (come il reddito di inclusione, Rei) e alcuni ammortizzatori sociali come la Naspi, la rivista indennità di disoccupazione. La durata massima dovrebbe essere di tre anni, con una verifica dopo 18 mesi di percorso.

Francesco Passerini

Se il compito di vigilare sul rispetto della normativa spetterà all’agenzia delle entrate e Guardia di finanza, l’esito della riforma passerà prima di tutto attraverso il rilancio degli uffici di collocamento al lavoro. «Serve un potenziamento del personale impegnato nel centro per l’impiego del territorio - dichiara il presidente della Provincia di Lodi Francesco Passerini - bisogna investire sui centri per l’impiego sul territorio. L’obiettivo è quello di portare la sede di Lodi all’interno del palazzo della Provincia, oltre a realizzare delle sedi decentrate per andare incontro agli utenti: non c’è infatti un punto di riferimento nella Bassa e nell’area di Sant’Angelo Lodigiano. Si potrebbe pensare di potenziare il servizio con aperture di sedi a Codogno e Sant’Angelo».

In Lombardia, dove la media delle famiglie che potrebbero accedere allo strumento è del 6,3 per cento (molto più bassa che al Sud), pari a 278.900 nuclei, Lodi è al terzo posto dopo Brescia (8,2 per cento) e Mantova (7,6 per cento). A Milano l’incidenza è del 6,7 per cento, a Pavia del 6,5 per cento, a Cremona del 5,7, a Bergamo del 5,6, a Monza e Brianza del 5,5, a Varese del 5,1, a Lecco del 4,9,a Como del 4,3 e a Sondrio del 3,3 per cento.

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