Del “caso Lodi” ora ne parlano tv e giornali di tutto il mondo
Una manifestazione per le mense scolastiche e i servizi agli stranieri

Il caso Lodi “in prima pagina”: ora ne parlano tv e giornali di tutto il mondo

Dopo il week end “al veleno” intanto non si placano le polemiche sulla vicenda mense

Il caso mense di Lodi è balzato al centro del dibattito mediatico non solo nazionale ma addirittura internazionale, suscitando l’interesse dei giornalisti, a Madrid, Parigi e Londra. «Decenas de escolares migrantes expulsados de los comedores en una localidad italiana por falta de documentos» («Decine di scolari migranti espulsi dalla mensa in una località italiana per assenza di documenti») titola «el Diario». «Italie: à la cantine, les enfants étrangers déjeunent à l’écart des autres» («Italia, in mensa i bambini stranieri pranzano lontani dagli altri»), gli fa eco «Le Figaro». «Italy’s Salvini forced into U-turn over school lunches for immigrant children» è il titolo di «The Guardian» che parla della «retromarcia» di Salvini. E questa mattina al presidio in piazza Broletto era presente giornalista americano Jason Horowitz del «New York times». Il reporter ha intervistato i presenti e incontrato insegnanti genitori per raccontare la vicenda che, mai come questa volta, ha fatto parlare Lodi di sè. Neanche il vecchio caso della Banca Popolare di Lodi, nel 2005, forse, aveva avuto una risonanza di questa portata.

Telecamere in piazza Broletto per il presidio

Il dibattito, portato avanti quotidianamente oltre che dalla stampa locale anche dai canali nazionali , si è avvelenato circolando più del solito sui social (complice anche l’affermazione di quel cittadino che intervistato da «Piazza pulita» su La7 ha definito gli immigrati delle «zecche”»). Sul web si sono moltiplicate reazioni, molte composte e argomentate, ma moltissime violente che hanno preso di mira di volta in volta i due schieramenti. Sotto attacco anche il sincado Casanova e l’assessore alle politiche sociali del Comune di Lodi, Sueellen Belloni (Lega), mentre a inseguirsi, sempre a colpi di “post” e “tweet” sono stati anche il ministro dell’Interno Matteo Salvini, l’onorevole Pd Lorenzo Guerini e il presidente della Camera Roberto Fico (5 Stelle).

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