Studiare il minimo necessario: questa è la nuova strategia

di Corrado Sancilio*

«Non voglio vivere tra la turba; la mediocrità mi fa una paura mortale; ma io voglio alzarmi e farmi grande ed eterno coll’ingegno e collo studio» scriveva Leopardi al suo caro amico Pietro Giordani. Dunque lo studio come mezzo di elevazione e di presa di distanza dalla “turba” e dalla “mediocrità”. Eppure questo nobile intento del nostro grande poeta è ben lontano da quello che vogliono oggi la scuola e i genitori.

È il 13 aprile del 2017 quando commentai, non senza titubanze, qualche articolo del Decreto Legislativo n°62, tra cui questo passaggio: «le alunne e gli alunni della scuola secondaria di I grado sono ammessi alla classe successiva e all’esame conclusivo del primo ciclo tranne in casi di gravi infrazioni disciplinari e nei casi di parziale o mancata acquisizione dei livelli di apprendimento in una o più discipline».

È come voler dire che tutti dovranno essere promossi tranne alcune eccezioni che dovranno comunque essere inseriti in un percorso di recupero didattico. Ora nella scuola dell’obbligo (elementari e medie) una simile valutazione potrebbe anche avere una sua precisa valenza, ma non capisco perché mai dovremo fare i conti con questo criterio anche alle superiori.

L’ammissione all’esame di Stato richiedeva la sufficienza obbligatoria in tutte le materie condotta compresa, ed ecco, invece, cosa cambia da quest’anno: «nel caso di votazione inferiore a sei decimi in una disciplina o in un gruppo di discipline, il consiglio di classe può deliberare, con adeguata motivazione, l’ammissione all’esame conclusivo del secondo ciclo». E’ un altro passo indietro che riporta le lancette dell’impegno, della fatica e del sacrificio in un particolare ambito di vita dove cresce a dismisura l’illusione che tutto è dovuto e nulla è da conquistare.

Visto che si può essere promossi o essere ammessi agli esami senza sacrificarsi troppo, mi dite perché mai uno deve lottare per raggiungere un traguardo, per ottenere con tenacia ciò che si è prefissato di ottenere, per farcela senza con questo essere considerato una rarità. Se un giovane prossimo al diploma sa che può essere ammesso all’esame anche con alcune insufficienze, sa che può cavarsela agli esami anche con un quadro critico della situazione, perché mai dovrebbe dedicarsi allo studio? Perché lottare per uscire fuori dalla “turba” per dirla come il poeta? Perché darsi da fare se poi viene dato così facilmente quello che si desidera ottenere? Se è possibile ottenere ciò che si vuole senza tanti sforzi, perché faticare, impegnarsi, sacrificarsi, rinunciare?

Quante idee vengono perse solo perché molti giovani vivono nella convinzione che, in fin dei conti, tutto è dovuto, che essere ottimisti nella vita è sufficiente senza considerare che l’ottimismo senza realismo porta a ritrovarsi degli sconfitti. La realtà è ben altro che credere che tutto arrivi dal cielo, che tutto sia un diritto ricevere e dimenticare i propri doveri verso gli altri e verso se stessi. Il diritto alla promozione nella scuola è diventato il “diritto primario” nella valutazione atteso come scontato dai ragazzi, preteso con forza, talvolta con modi minacciosi e con un fiume di parole offensive e ingenerose nei confronti degli insegnanti da parte dei genitori. Il risultato è che grazie a genitori consenzienti prepariamo alla vita una moltitudine di giovani che valorizzerà un impegno minimo, che in fondo basterà “tirare a campare” per migliorare quel tanto senza cercare di avere l’ardire di osare di più perché questo comporterà fatica e sacrifici.

Il rischio è quello di veder crescere una nuova generazione di giovani deboli nel carattere, riluttanti nel sacrificio, seduti ad aspettare che qualcun altro possa fare quello che a lui necessita che si faccia, incapaci di reagire, di vivere la quotidianità solo in fasi problematiche, lasciando ad altri trovare le soluzioni. Questi ragazzi, con la loro intelligenza, hanno mangiato la foglia. Sanno che a scendere in campo per tutelarli e difenderli sono i genitori, ma non sanno che per ritagliarsi uno spazio nella realtà dovranno camminare, sudare, bussare a mille porte, fare disparate esperienze, spedire centinaia di curriculum, spostarsi da un luogo all’altro con disponibilità. Troppo faticoso! Sperano sempre che sia qualcun altro a camminare per loro, a sudare per loro, a bussare per loro, a cercare per loro. Tutto è dovuto semplicemente perché non si ritengono all’altezza di fare ciò che viene loro richiesto ed è così che cresce e si alimenta un senso di frustrazione che li porterà a considerare la realtà nemica e gli altri dispensatori di ingiustizie, dando spazio all’angoscia di non potercela fare proprio perché non allenati a lottare. Acquisisce, pertanto, ancor più significato quel «alzarmi e farmi grande ed eterno coll’ingegno e collo studio» così ben decantato da Leopardi per insegnare ai ragazzi il bello della fatica nello studio perché un domani si viene ripagati; per insegnare ai ragazzi il senso del sacrificio necessario per ottenere quello che si desidera ottenere senza aspettare che siano altri a soddisfare le loro voglie.

Non è bello, come dice Don Mazzi, «crescere i ragazzi in serra protetti dal mondo che li aspetta» perché ciò significa non prepararli alle durezze della vita, non prepararli alle scelte a cui si viene chiamati per dare delle risposte, non prepararli alla dura legge del confronto con gli altri, mentre è facile illuderli che basta un minimo di impegno per cavarsela senza conseguenze. Il rifiuto della fatica, del sacrificio e la pretesa del rispetto dei soli diritti unitamente alla debolezza del carattere e alla mancata conoscenza dei doveri porterà questa generazione all’incapacità di affrontare con senso di responsabilità i compiti a cui saranno chiamati a svolgere. A sbagliare allora sono state la scuola e la famiglia. Questo continuerò a scrivere anche se continuo a scrivere invano.

*preside dell’Istituto “Agostino Bassi” di Lodi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti ( 0 ) Regolamento Commenti: Prima di commentare gli utenti sono tenuti a leggere il regolamento del sito . I commenti che verranno ritenuti offensivi o razzisti non verranno pubblicati e saranno cancellati.