Parlare come i delinquenti per riuscire a prenderli

di Caterina Belloni

Per sconfiggere il nemico bisogna conoscerlo a fondo. Capire cosa vuole e quali sono le sue intenzioni, soprattutto essere in grado di ascoltarlo.Ma se il nemico usa parole misteriose e costruisce frasi che sembrano in codice, affrontarlo diventa più complicato. È per questo che la polizia inglese ha deciso di mettersi a studiare il gergo in voga tra i delinquenti. In particolare gli agenti hanno iniziato ad analizzare lo slang utilizzato dai giovani spacciatori, che poi fanno anche parte delle bande che vanno in giro ad accoltellarsi nei quartieri di Londra.

Il primo passo è stato costruire una specie di dizionario della malavita, che d’ora in poi verrà dato da studiare tanto a chi comincia la carriera in polizia quanto a coloro che già vestono la divisa da decenni. Le parole inserite nel dizionario, infatti, ormai sono patrimonio comune. Hanno visto la luce a Londra, poi hanno cominciato a furoreggiare nei quartieri periferici della metropoli e da lì si sono spostate in tutto il paese, insieme a un movimento di diffusione di droga e violenza. Circolano nelle piazze, durante gli incontri clandestini, in certi club equivoci. Le parole misteriose usate dai giovani che terrorizzano città e paesi sono “popo” per indicare la polizia, “peng” quando si parla di qualcosa di bello o forte, “beef tings” per dire che si comincia una rissa o “roadman” per indicare gli spacciatori di strada, quelli di piccolo cabotaggio. Termini che corrono sulla bocca dei giovani e che, secondo la polizia, avrebbero anche un ruolo di primo piano nelle rime di un sottogenere di rap, chiamato “drill”, che se da una parte fotografa il disagio dei giovani, dall’altra sembra anche raccontare movimenti e tendenze delle bande di strada. Per salutarsi questi giovani non dicono “Hi” o “Hello” ma “Bruv” o “blud”, parole che non fanno parte del vocabolario diffuso nè tantomeno di quello che si impara sui banchi di scuola.

Per scherzare la polizia del Surrey, che ha ricevuto l’elenco delle parole e l’indicazione di diffonderle tra i suoi agenti, ha spiegato ai cittadini che i componenti delle varie sezioni stanno prendendo lezioni di linguaggio giovanile. Tanto che sulla lavagna davanti agli allievi hanno aggiunto alla lista ufficiale anche due termini rubati al mondo dei messaggi, ovvero “Goat”, che significa “greatest of all time” cioè il miglior di sempre e “Fomo”, che vuole dire “fear of missing out”, ovvero paura di perdersi qualcosa (messaggi, like, contatti, video o post...). In realtà questi sono acronomi innocenti, mentre nell’elenco disponibile alle stazioni di polizia ci sono parole che suscitano preoccupazione già a partire dal suono.

Attraverso un linguaggio condiviso, però, la polizia spera di riuscire a fare meglio prevenzione e a ottenere informazioni preziose per incastrare i pezzi grossi del commercio della droga. Un tentativo estremo per arginare un problema che è comune a tutti i paesi e che preoccupa soprattutto le famiglie. Certo se l’esperimento britannico dimostrasse che basta cambiare il modo di parlare per intercettare i deliquenti, lo slang di spacciatori e manigoldi andrebbe davvero studiato in tutti i Paese. Anzi, bisognerebbe insegnarlo agli adulti come ai giovani, persino nelle scuole. Lezioni di lingua che aiutano a vivere meglio e diventano una bella soluzione. O - come si direbbe a Londra - un successo “peng”.

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