Piste ciclabili, la rete s’allarga ma manca la manutenzione
Sopra viale Rimembranze, in attesa di una pista ciclabile

Cresce la rete delle piste ciclabili, ma manca la manutenzione

Dal 2011 al 2016 i percorsi in città sono cresciuti del 14,1 per cento, passando da 32,6 a 37,2 km

Cresce la rete ciclabile in città: sono sempre di più i chilometri a disposizione dei i ciclisti a Lodi. Dal 2011 al 2016 i percorsi ciclabili sono cresciuti del 14,1 per cento, passando da 32,6 chilometri a 37,2. Lo dice un’elaborazione del Centro studi Continental su dati Istat. Alcuni percorsi, però, mancano ancora all’appello, come per esempio in viale Rimembranze, teatro di incidenti mortali. Altri, invece, esistono da tempo ma necessitano di attenzione.

Giuseppe Mancini

La pecca numero uno è la manutenzione. È questo che chiedono gli appassionati della due ruote: «In generale le piste ciclabili soffrono di una segnaletica carente - spiega Giuseppe Mancini, presidente di Fiab Lodi-Ciclodi -, a volte è stata cancellata dai lavori per il teleriscaldamento e non si è stati abbastanza veloci nel ripristino, per esempio corso Mazzini è rimasto per molto tempo senza. La manutenzione deve essere costante, altrimenti genera incertezza nel ciclista, mentre chi invade le piste trova l’alibi. La segnaletica non è solo quella orizzontale, ma anche verticale, a volte si nota il cartello di fine ciclabile ma non c’è quello d’inizio. La manutenzione richiede lo stanziamento di risorse, altrimenti si rischia di invalidare il lavoro svolto negli anni».

Ciclodi attende trepida di capire come abbia intenzione di muoversi il Broletto sui tragitti della rete Collegh’Adda e punta i riflettori su via Cavezzali e viale Rimembranze, «due tratti con una certa valenza in città, un intervento potrebbe risolvere i problemi - prosegue Mancini -. Sempre più persone decidono di usare la bici, ma ci vorrebbe una moderazione della velocità del traffico, attraverso dissuasori, Zone 30 e controlli dei vigili urbani, in modo che il ciclista faccia parte del traffico cittadino senza rischiare la vita».

La ciclabile di corso Mazzini

Ciò che conta, secondo Mancini, è che ognuno faccia la sua parte per tutelare la sicurezza dei cittadini. Ciclisti compresi, ovviamente, con il consiglio di indossare sempre e comunque il casco di protezione: «Sì, però il casco non ti salva se un’auto va a 50 all’ora», ricorda il presidente della Fiab-Ciclodi. Uno dei problemi lamentati in tutti i quartieri della città è la presenza di auto posteggiate proprio sulla pista ciclabile, che costringono i ciclisti a spostarsi sulla strada, insieme alle auto: anche in tal senso, l’appello è lanciato a tutti, dai vigili urbani alla coscienza degli automobilisti.

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