L’integrazione passa dal calcio, dal Gambia la sfida di Kalilou
Kalilou Koteh, gambiano, presidente del St. Ambroeus Football Club

L’integrazione passa dal calcio, dal Gambia la sfida di Kalilou

Nel St. Ambroeus Football Club di Mediglia giocatori di venti Paesi africani: «Ci protegge Sant’Ambrogio»

Calcio e integrazione. È arrivato a Mediglia a settembre e da subito si è dato da fare: ha collaborato con il Comune e la protezione civile, ha conseguito il mese scorso a Paullo la licenza media, ha seguito corsi di falegnameria e ora ha trovato un posto di lavoro come cameriere e lavapiatti a Milano. E in tutto questo Kalilou Koteh, gambiano di 24 anni, ha trovato anche il tempo di coltivare la sua passione, il calcio, e di fondare la sua squadra: è il presidente (e capitano) del St. Ambroeus Football Club, che dal prossimo anno giocherà in Terza Categoria. La particolarità? Le casacche saranno indossate dai migranti, veri protagonisti di questa storia fatta di integrazione e pallone. Lo sport che unisce insomma, che mette insieme etnie diverse, venti Paesi africani, in un microcosmo dove conta solo il gioco.

«C’è gente che immagina che viviamo in hotel super lusso, senza spese e nessun impegno, ma non è così», spiega Kalilou. Ecco allora che la squadra diventa l’occasione per misurarsi con gli altri. Mostrarsi, farsi conoscere, magari attraverso lo sport, serve a sfatare falsi miti.

A settembre debutterà in Terza Categoria: «La squadra è la fusione di diverse realtà: Corelli Boys, Thomas Sankara e Black Panthers, da cui provengo anch’io. Siamo sessanta calciatori, con un’età media di 24 anni, e arriviamo da 20 paesi dell’Africa».

La squadra porta il nome di “St. Ambroeus Football Club”: «Sant’Ambrogio è il patrono di Milano e noi siamo i nuovi milanesi - spiega Kalilou -. È dunque il nostro patrono, il protettore della squadra».

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