Recupero crediti, acque agitate tra i dipendenti di Banco Bpm
La sede direzionale di Lodi del gruppo Banco Bpm

Recupero crediti, acque agitate tra i dipendenti di Banco Bpm

La banca punta a vendere la piattaforma Npl: 24 i lavoratori coinvolti a Lodi

Lorenzo Rinaldi

Il consiglio di amministrazione del gruppo Banco Bpm potrebbe esaminare già nella seduta di martedì 17 luglio le offerte pervenute da società specializzate per l’acquisizione di lotti di crediti deteriorati, per un valore complessivo di 9,5 miliardi di euro. L’operazione, pensata per alleggerire il portafoglio sofferenze di Banco Bpm, rischia di coinvolgere direttamente parte del personale della terza banca italiana. Sul mercato infatti potrebbe finire anche la piattaforma Npl, un gruppo di lavoro ad alta professionalità composto da legali e personale amministrativo creato nel 2017 dopo la fusione tra Banco e Bpm per fronteggiare l’imponente mole di sofferenze. Il perimetro della piattaforma Npl varia tra 180 e 300 dipendenti (a seconda che si considerino i soli addetti al recupero crediti o anche il personale amministrativo), dislocati in varie città italiane, di cui 24 a Lodi.

La preoccupazione dei lavoratori della piattaforma Npl, raccolta dai sindacati, è che una volta “ceduti” a una o più società specializzate nel recupero crediti possano perdere il contratto collettivo dei bancari, il contratto integrativo garantito da Banco Bpm, il trattamento previdenziale e assistenziale integrativo di Banco Bpm, oltre ovviamente a essere obbligati a doversi spostare in altre città.

L’amministratore delegato di Banco Bpm, Giuseppe Castagna, nei giorni scorsi ha affermato che circa la cessione della piattaforma Npl nulla è ancora deciso.

Leggi l’approfondimento sull’edizione del «Cittadino» in edicola martedì 17 luglio

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