Con la cultura sicuramente si apparecchia bene la tavola

di Nicola Salvagnin

«Con la cultura non si mangia», sentenziò qualche anno fa Giulio Tremonti. E se il concetto era: raramente gli incassi coprono i costi, le parole dette dall’allora ministro delle Finanze potevano anche avere un senso. Ma con la cultura – e l’esperienza di molte città italiane lo insegna – sicuramente si apparecchia la tavola. E molti altri mangeranno.

Dai festival rock alle mostre retrospettive, dalle coreografie moderne alle opere scespiriane a teatro, dalla lirica alla filosofia: sono molte le espressioni culturali che in questi anni hanno nobilitato territori e città. Se Mantova rimane bella anche senza il festival della letteratura, comunque quest’ultimo l’ha fatta scoprire a migliaia di italiani. Così come Pordenone, che bella proprio non è.

Ci sono città o paesi che per alcuni giorni – o settimane – diventano caput mundi: Spoleto e il teatro, San Vito lo Capo e il cuscus, Taormina e Ischia, le molte manifestazioni “balneari” che portano nelle località di mare o montagna scrittori, personaggi pubblici, scienziati e chiunque abbia qualcosa di interessante da dire o mostrare a pubblici sempre più folti.

“Fruitori culturali” che in quelle località arrivano, soggiornano (e magari ritornano), spendono, muovono un indotto considerevole. Alberghi e case in affitto, ristoranti e bar, guide turistiche e botteghe varie, prodotti locali e servizi di tutti i tipi: il turismo è sempre una manna, quello culturale nasce dall’ingegno dell’uomo e non da lasciti storici o ambientali.

Una città che si dota di infrastrutture culturali diventa enormemente più attraente. Due esempi su tutti: Torino, che da metropoli grigia e noiosa è diventata in questi anni una mecca turistica grazie a Museo Egizio, Mole Antonelliana con museo del cinema, Lingotto, ecc.; e Genova, che sta scoprendo il gusto di essere non più luogo di passaggio ma meta finale. E il nuovo porto con lo splendido Acquario fanno la loro parte.

Poi bisogna “contestualizzare” tutto: servono strutture di accoglienza, infrastrutture di arrivo, una rete di offerte variegate, una cultura di saper… usare la cultura. Non bastano i Bronzi di Riace, se rimangono lì, spersi nel niente. E la mancanza di un’offerta culturale diviene più pesante laddove da altre parti invece si ragiona e si investe: così, località di mare senza nulla, diventano sonnolente, noiose; mentre altre preparano musica, concerti, incontri con l’autore, vino sotto le stelle e mostre fotografiche. E qui si continua a cantare: stessa spiaggia stesso mare…

© RIPRODUZIONE RISERVATA