Medico di famiglia finisce in rianimazione
Un medico di famiglia del Lodigiano è finito nella terapia intensiva dell’ospedale Maggiore con una forma di encefalite: il sospetto è che si tratti di febbre del Nilo

Medico di famiglia finisce in rianimazione

Il noto dottore del territorio è affetto da una sospetta infezione da West Nile

Cristina Vercellone

Lodi

Medico di famiglia di 66 anni, racconta il Cittadino in edicola venerdì 6 luglio, lunedì pomeriggio è finito in terapia intensiva a causa di un’encefalite. Si tratta di una infiammazione dell’encefalo, ma il sospetto è che la causa sia West Nile, febbre del Nilo.

L’uomo era arrivato in pronto soccorso con i classici sintomi di una encefalite, febbre, stato confusionale e di agitazione. La situazione è parsa da subito critica: dopo gli esami del sangue e i primi accertamenti in pronto soccorso il medico è stato trasferito nella terapia intensiva dell’ospedale Maggiore di Lodi e sottoposto alle cure farmacologiche. Ora l’uomo si trova in condizioni serie, ma stabili.

Per sapere con certezza se il virus è effettivamente West Nile bisogna aspettare l’esito degli esami, lunedì. Il sospetto va in quella direzione. L’ultimo caso di West Nile, secondo i dati dell’Ats guidata da Marco Bosio, è quello del settembre 2017 di Crespiatica. La febbre del Nilo si trasmette dalla puntura della zanzara comune, la Culex, che a sua volta s’infetta pungendo gli uccelli. La West Nile, nei soggetti sani può non manifestarsi per nulla, oppure generare un po’ di mal di testa e di febbre lieve; negli anziani e nelle persone che in un certo momento si trovano con le difese immunitarie più basse del solito, invece, può portare a conseguenze più serie.

Casi più gravi di encefalite nel territorio erano stati correlati, invece, nel 2005 e nel 2006, alla variante umana della mucca pazza.

Leggi l’approfondimento sull’Edizione de il Cittadino in edicola il 7 luglio

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