Gli infermieri in prima linea: «Così salviamo le vite umane»
Da sinistra, gli infermieri del 118 Jessica Pucciarelli, Andrea Maj, Alberto Cremonesi e Sabrina Iachetti

Non solo medici nei soccorsi, ecco gli “infermieri in prima linea”

Sono loro spesso a fare la differenza negli interventi in situazione di emergenza urgenza

Gli infermieri sono sempre dimenticati da tutti, anche noi giornalisti ne parliamo poco, ma nelle situazioni critiche, sono fondamentali. Il loro ruolo in questi anni è cambiato radicalmente. I più giovani hanno una laurea e a tutti quanti la norma assegna più autonomia. E spesso sono loro che fanno la differenza nei soccorsi. Come è successo domenica a Miradolo, quando con il mezzo infermieristico di Sant’Angelo gli operatori sono accorsi per salvare il bambino di poco più di un anno che stava annegando in piscina.

Arrivati sul posto prima dell’elisoccorso, gli infermieri, uno dei due rimasto in servizio apposta, anche se aveva finito il turno, hanno liberato il piccolo dall’acqua che aveva ingerito e poi gli hanno messo l’ago nel braccio. Quando il medico è arrivato ha fatto i complimenti all’equipe dell’Areu e non ha dovuto fare altro che caricare il piccolo e portarlo all’ospedale di Brescia.

Spiega il coordinatore degli infermieri del 118 Giuseppe Belloni: «I nostri mezzi infermieristici sono quello di Sant’Angelo che lavora 24 ore e quello di Paullo, attivo solo di giorno. A bordo con l’infermiere c’è l’autista soccorritore, figura fondamentale. Gli infermieri stanno cercando di migliorare sempre più la loro professionalità. Noi siamo quelli che sul campo possono fare la differenza».
La squadra degli infermieri dell’Areu è composta da 19 persone, anche se alcuni di loro si dividono tra 118 e pronto soccorso. Belloni è uno degli ultimi 3 a lavorare dagli esordi del 118 a Lodi, cioè dal 1998.

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