Venerdì Santo, il Crocifisso insegna la sapienza della vita

di don Bassiano Uggè

Venerdì Santo. Muore il Signore. Sappiamo bene che non si ripete oggi il fatto della morte di Gesù, avvenuto una volta per sempre. Eppure quella morte non viene oggi ricordata come evento del passato, che rivivrebbe solo nel ricordo, pur colmo di devozione e perfino di affetto, dei credenti, ma il dramma del Golgota è misteriosamente contemporaneo a noi, nella liturgia della Chiesa.

Oggi dunque il Signore muore. Muore per noi. Muore per tutti. Anche per chi non lo sa, non ci crede, non lo vuole. Esattamente come il primo venerdì santo della tribolata storia umana. C’è, nel racconto della passione secondo Marco proclamato nella domenica delle Palme, una frase drammatica e incredibile: Pilato, dopo aver confessato pubblicamente l’innocenza di Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso “volendo dare soddisfazione alla folla”. Condannare un innocente è già ripugnante; condannarlo a morte è insopportabile; condannarlo per dare soddisfazione alla folla è qualcosa che non si può qualificare.

E questa condanna diede la stura agli istinti più bassi della gente, se – come riferisce sempre l’evangelista Marco di quel mattino del venerdì santo – allora i soldati condussero Gesù nel pretorio, e convocarono tutta la truppa, come per un macabro spettacolo, facendosi beffe di lui; lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo, gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e si prostravano davanti a lui. Ma la folla non era ancora soddisfatta, e il dileggio continuò sotto la croce: Hai salvato altri: adesso scendi dalla croce per salvare te stesso! Scendi dalla croce, perché vediamo e crediamo!

Dalla croce Gesù non è sceso, ma vi è rimasto dalle nove del mattino alle tre del pomeriggio, ora della sua morte. Ma proprio così, nel misterioso intreccio tra i capricci e gli istinti più bestiali dell’umanità e la volontà divina, non salvando se stesso Gesù ha salvato noi. Proprio così oggi crediamo, perché abbiamo visto come si comporta Dio con noi. Proprio così il mondo ha avuto la sua soddisfazione, perché è stato salvato.

San Vincenzo Grossi, del quale stiamo commemorando il centenario della morte, scriveva: “Il Crocifisso era il libro dei Santi”. Mai come in questo venerdì santo è aperto: “letto e meditato – continuava il Santo – insegna tutta la sapienza della vita che piace a Dio”.

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