Di fronte ad uno dei crimini più feroci della storia dell’umanità

di Patrizia Palmisani, prefetto di Lodi

Ancora una volta, il 27 gennaio, abbiamo celebrato una giornata improntata al ricordo di eventi che hanno investito il destino di un popolo e che occupano una posizione centrale nella storia dell’umanità. La memoria storica è un bisogno e un dovere per prendere coscienza, capire e quindi non commettere gli stessi errori.

Il 27 gennaio è considerata una data-simbolo a livello internazionale.

Vorrei portare la vostra attenzione sull’importanza della memoria storica e su cosa dovrebbe rappresentare per tutti noi, data scelta dall’Assemblea delle Nazioni Unite, in occasione del sessantesimo anniversario della liberazione dei campi di concentramento nazisti, nel 2005 per celebrare la Giornata della Memoria.

Gli articoli della legge 211/2000 spiegano l’importanza dell’istituzione della Giornata della memoria.

1- “La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.” Serve davvero un giorno per commemorare le 15 milioni di vittime dell’Olocausto?

La domanda potrà sembrarvi retorica, ma, non lo è affatto. Questa giornata serve per interrogarsi sul perché della Shoah, del genocidio, del disegno di cancellare un intero popolo, su ciò che poteva essere fatto ma non lo è stato e su quale sia la lezione che tutti noi dovremmo imparare e tramandare.

Conoscere per capire. Capire per prendere coscienza. Prendere coscienza per fare del passato un monito affinché queste cose non accadano più.

È un obbligo per ogni uomo ricordare la responsabilità della sua Nazione, della sua indifferenza di fronte ad uno dei crimini più feroci della storia dell’umanità. Ogni Stato che avrebbe potuto fare qualcosa invece restò a guardare.

La giornata della Memoria, oggi più che mai, in un momento di grande fermento internazionale, serve soprattutto per ricordare che esistono tante forme di discriminazione verso chi ci sembra diverso da noi, di cui ci rendiamo autori, spesso anche senza rendercene conto, per opportunismo, per comodità, per paura o per futili luoghi comuni.

Ogni volta che ci rendiamo protagonisti o complici di una discriminazione lasciando vincere l’indifferenza non siamo migliori dei nostri predecessori. La discriminazione, così come la generalizzazione, disumanizza coloro che ne sono vittime.

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