Ospedale, così si torna a casa: nella “giungla” delle ambulanze
Le associazioni di soccorso sono tenute a rispettare le tariffe regionali

Ospedale, così si torna a casa: nella “giungla” delle ambulanze

L’Ats: «Esiste un tariffario regionale che va rispettato, chi sgarra è multato». Al di fuori del mondo delle associazioni storiche, accreditate da anni a livello sanitario, nel territorio, regna il caos

Cristina Vercellone

Circa 50 euro per andare in ambulanza dall’ospedale in corso Archinti. Dopo una dimissione dal pronto soccorso. Il caso è capitato a una donna, qualche giorno fa. Ma i casi come questo sono decine. Quando si parla di croci al di fuori del sistema di emergenza urgenza controllato dal 118 a volte prevale una sorta di “giungla”. Le associazioni che non sono accreditate come onlus devono far quadrare i conti e se ne approfittano. «In alcuni casi - tuona un operatore -, fanno trattative al ribasso per strappare il servizio di trasporto diurno, poi la notte recuperano chiedendo cifre da capogiro ai pazienti che dal pronto soccorso devono essere dimessi». Approfittando anche del fatto che la notte sono pochi quelli che svolgono questa attività. Quando una persona deve essere dimessa, il Pronto soccorso fornisce ai pazienti un elenco in ordine alfabetico con le associazioni presenti sul territorio e i numeri di telefono, una quindicina in tutto. Spesso i malati o i loro parenti che non hanno una macchina si attaccano al telefono e incominciamo a cercare, senza successo, un mezzo disponibile.

A lanciare un appello è il primario del Pronto soccorso di Lodi e Codogno Stefano Paglia: «La notte i pazienti che devono essere dimessi non riescono a trovare un’ambulanza che li porti a casa e i taxi dopo mezzanotte sono introvabili - lamenta -. Le associazioni dovrebbero capire che anche il ritorno a casa è un bisogno. Se il pronto soccorso è intasato, in parte è anche a causa delle persone, soprattutto anziane, che sono in barella e poverine, non possono essere dimesse, perché non possono tornare a casa in auto e non trovano nessuno. Loro non possono tornare a casa e noi non possiamo liberare i letti per altri pazienti in coda. Se tutte le associazioni fatte di volontari si accordassero e si rendessero disponibili per farsi carico di un tot di turni a testa, non lascerebbero le persone in balia di altre associazioni che non sono onlus. Mi piacerebbe avere delle stanze ampie con tutti i comfort per i malati e delle poltrone in pelle per i loro parenti, ma purtroppo non è così e sono costretto a mandare a casa le persone di notte. I taxi non ci sono e la gente è disperata. Ho visto parenti caricare persone con gravi lombosciatalgie in macchina. Le associazioni devono capire che anche tornare a casa è un bisogno. Il ritorno è nobile come l’andata. Questa carenza apre la strada a qualsiasi speculazione. Essere volontari non vuol dire solo fare volontariato per il 118».

«Mettersi d’accordo non è così facile - precisa la presidente della Croce rossa di Lodi Lucia Fiorini -. È il singolo cittadino che decide. Negli ultimi anni veniamo chiamati poco, il nostro personale è calibrato sulla base delle domande. In città le nostre tariffe sono notevolmente inferiori a quella segnalata da quella signora».

Una delibera regionale del maggio 2017 stabilisce un tariffario massimo applicabile per i servizi di trasporto, a seconda del mezzo utilizzato. Le Croci scelgono il mezzo da inviare a seconda delle condizioni cliniche del paziente. La cifra massima consentita dalla Regione, in una città come Lodi, in un chilometraggio inferiore ai 15 chilometri, per un’ambulanza con 2 operatori, è di 46 euro, per il pulmino con 2 operatori di 42, per un’auto con un operatore di 24 e per il centro mobile di rianimazione di 67. Alcune associazioni applicano tariffe più basse di queste. Alcune Croci vogliono i soldi subito, altre, invece, mandano la fattura a casa. Alcune Croci sono obbligate a rispettare delle regole ferree per il parcheggio dei mezzi, altre, addirittura mandano a casa gli operatori in ambulanza, per risparmiare sul tragitto in caso di chiamata.

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