Capretto scuoiato e appeso al balcone, polemica a Sant’Angelo

Capretto scuoiato e appeso al balcone, polemica a Sant’Angelo

Rossella Mungiello

Un capretto scuoiato e appeso su un balcone nel quartiere Gescal, in un’abitazione a ridosso della circonvallazione esterna di viale Piave. Ben visibile dagli appartamenti circostanti e dalla strada, mentre il sangue dell’animale macellato di recente imbrattava il cortile del condominio. È successo nella scorse settimane a Sant’Angelo, in una palazzina di competenza Aler nel quartiere Gescal che si sviluppa tra via Cogozzo e viale Piave, a ridosso della festa islamica del Sacrificio, celebrata per ricordare la prova superata da Abramo, a cui venne concesso di sgozzare un montone al posto del figlio Isacco. Una tradizione che, in Italia, ha spesso sollevato più di una perplessità, soprattutto sui casi di macellazione fai-da-te e sui rischi sanitari connessi.

L’immagine del capretto scuoiato e appeso al soffitto di un balcone non è passata inosservata a Sant’Angelo e i cittadini si sono rivolti al Comune. Da qui il sopralluogo urgente della polizia locale sul posto. La famiglia residente ha dichiarato di aver acquisto il capo altrove - in una macelleria di Belgioioso - e di averlo appeso in attesa di trovare un luogo dove immagazzinarlo. Contattata anche l’Ats, ma l’esposizione dell’animale non viola nessuna norma se non viene provata la macellazione abusiva. Intanto però è il sindaco Maurizio Villa a prendere posizione duramente sulla vicenda. «Ringrazio i cittadini che hanno prontamente segnalato perché si confermano le prime telecamere della città, ma trovo assurdo che in un Paese civile si possa esporre la carcassa di un animale, turbando altri cittadini, senza incorrere in sanzioni - ha attaccato ieri - . Rispettiamo le tradizioni e le convinzioni di tutti, anche se non le condividiamo, ma chiediamo che ci sia lo stesso rispetto per tutti gli altri cittadini di Sant’Angelo, portando avanti eventuali pratiche in modo riservato».

Secondo il sindaco, questo episodio denota una scarsa volontà di integrazione da parte di alcuni residenti. «Perché significa portare avanti la propria cultura ignorando i disagi creati ad altri - chiude il sindaco - : chi vive a Sant’Angelo deve integrarsi con la nostra cultura e rispettare tutte le sensibilità. La polizia locale è dovuta intervenire anche nei giorni scorsi per un gruppo di bambini accompagnati dalle mamme di origine islamica che rompevano vetri nel parco di via Polli e Daccò. È stato imposta la pulizia e il ripristino dei luoghi, per il rispetto di tutti, ma il giorno successivo c’erano ancora vetri. Questa non è integrazione».

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