Un lupo salvato a Tavazzano

Carlo Catena

«Nel Lodigiano le eccellenze ci sono, è giusto che tutti lo sappiano. Ma il merito in questa vicenda va dato a chi coraggiosamente ha soccorso l’animale»: il veterinario Offer Zeira ha salvato nei giorni scorsi nel suo ospedale veterinario San Michele di Tavazzano, un lupo, ribattezzato Navarre, che era stato trovato semi paralizzato e con 35 pallini in piombo, grazie a diverse fucilate dei bracconieri, all’inizio di gennaio nel fiume Limentra, sull’Appennino bolognese. «Per noi è stato il primo lupo allo stato brado a venir curato - prosegue il veterinario - e credo sia un evento rarissimo, dato che sono appena tre in tutta Italia i centri come il nostro, convenzionati per prendersi cura della fauna selvatica e protetta». A soccorrere il lupo sono stati la polizia provinciale di Montorio (Bologna) e il personale del Centro tutela e ricerca fauna esotica e selvatica di Monte Adone, che, dopo averlo sedato e recuperato dal fiume, ha dovuto praticare massaggio cardiaco e respirazione artificiale per rianimarlo. Quindi, in casa di un contadino che aveva segnalato l’animale in difficoltà, le prime flebo e le cure contro l’ipotermia. «Aveva una lunga serie di patologie - spiegano dal centro emiliano - ma si sta riprendendo molto bene».

Visto il quadro clinico, la decisione di portare il lupo a Tavazzano: «Nell’ospedale veterinario San Michele, aperto dal 2009 lungo la via Emilia, ci occupiamo di casi molto gravi, mentre l’assistenza veterinaria di base continuiamo a farla nella clinica di Sordio - prosegue il dottor Zeira -; collaboriamo con 50 associazioni di animalisti, ma anche con diverse università». Il lupo è stato nel Lodigiano solo per pochi giorni, necessari per una risonanza magnetica, effettuata presso l’ospedale per animali di Tavazzano, e per le relative prescrizioni: «È emersa tra l’altro un’infezione alla colonna vertebrale, che causava una semi-paralisi, e che abbiamo affrontato con antibiotici - spiega il veterinario -. I pallini di piombo che il lupo ha nel corpo sono di calibro diverso, a conferma che gli hanno sparato con fucili diversi». Soffriva anche di rogna e di denutrizione, dovuta alle crescenti difficoltà di movimento. Tra qualche giorno il lupo tornerà a Tavazzano per una visita di controllo. Le cure proseguono infatti presso il Centro di Monte Adone, dove al lupo non vengono negati nemmeno ozonoterapia e agopuntura, e le periodiche analisi del sangue indicano che sta migliorando, in vista di una sua tempestiva reintroduzione nell’area montana di provenienza.

«Questo però è solo uno dei “pazienti particolari” che abbiamo trattato - conclude il dottor Zeira - . Recentemente abbiamo operato una femmina di scimpanzè di 33 anni per un fibroma all’utero, un intervento molto simile a quello che si esegue su un essere umano. E siamo anche tra i pochi in Europa a coltivare cellule staminali, oltre a essere stati i primi in Italia a studiare applicazioni di questa tecnica in campo veterinario. E diverse scuole superiori anche del Lodigiano, hanno la possibilità di mandare studenti dell’ultimo anno da noi per percorsi di formazione specifica. All’ospedale di Tavazzano facciamo anche molta ricerca, con attività in collaborazione con Ieo, Istituto nazionale tumori e Istituto Besta. Una ricerca che non è quella classica con gli animali da laboratorio, ma con una varietà enorme di specie». E che può servire anche alla medicina per l’uomo.

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