La grande sete dei campi, esposto in procura degli agricoltori

Sono 34 le aziende che chiedono chiarimenti sulla gestione dell’acqua

La grande sete dei campi, esposto in procura degli agricoltori
I campi riarsi a causa della siccità

Un esposto alla procura della Repubblica di Lodi contro ignoti per accertare se vi siano responsabilità penali riconducibili ad «un’inopportuna gestione delle risorse idriche da parte delle autorità competenti».

L’iniziativa è di un gruppo di agricoltori del comprensorio che dal letto dell’Adda si estende a nord fino a Spino d’Adda, un territorio che nella pratica agricola nutre i propri campi dell’acqua risorgiva dei fontanili, che però sono rimasti all’asciutto. L’esposto, a cui è stata allegata la perizia di un agronomo, è stato presentato venerdì scorso dai presidenti di quattro rogge cui fanno riferimento 34 aziende agricole del Lodigiano e del Cremasco, la maggior parte attive nei comuni di Lodi, Boffalora, Crespiatica, Corte Palasio, Abbadia, Dovera e Spino d’Adda. In tutto oltre 1.500 ettari di campi. Le rogge sono la Riola (Lodi), la Rio (Cadilana di Corte Palasio), la Tinella (Crema) e la Fracavalla (Crema).

Il mais che risulta bruciato, i prati di foraggio compromessi, le piante di alto fusto che sono morte. La situazione nei campi del comprensorio è molto critica. I danni, si legge nell’esposto, «ammontano a diverse centinaia di migliaia di euro, se non a milioni».

«La nostra agricoltura ha bisogno dell’acqua dei fontanili - spiega Lucio Marini, che rappresenta l’azienda di famiglia, la Società agricola Fratelli Regazzetti di Lodi, con cascina tra la frazione Fontana di Lodi e Cadilana, 36 ettari, danni quantificati in circa 100mila euro -. Questi si attivano attraverso i canali a monte. Il fatto è che da noi l’acqua non è mai arrivata. Riteniamo pertanto che vi siano responsabilità penali relative alla pianificazione del rilascio dell’acqua. Si tratta di responsabilità molto frazionate: vero, ad esempio, che il Consorzio di bonifica Dugali, che opera sul nostro territorio, non ha competenza sul rilascio delle acque, però avrebbe potuto segnalare per tempo la problematica specifica del nostro territorio, cosa che non risulterebbe aver fatto. Eppure lo scorso maggio aveva garantito a tutti almeno la prima irrigazione di soccorso a regime».

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