«A Tavazzano trenta ettari di suolo mangiati dal cemento in sette anni»

I dati preoccupanti forniti durante l’incontro promosso dal Comitato dei cittadini di Tavazzano

Il consumo di suolo è una piaga che sta mettendo in ginocchio il nostro Paese. La fame di costruzioni sta sottraendo sempre più spazi vitali alla natura ed ai nostri ecosistemi. «Basti pensare che, nella sola Tavazzano, in 10 anni si sono persi fra i 30 ed i 40 ettari di suolo agricolo, solo per infrastrutture non pianificate. Si parte nel 2015, con l’ampliamento del casello di San Zenone, passando per i 20 ettari della tangenziale, i 2,2 del distributore biogas del 2021, gli ettari da stimare per la centrale Terna, che possono arrivare fino ad 8. In più, quelli per l’ampliammo dell’A1 che avrà luogo entro il 2025». A sostenerlo è Giuseppe Stroppa, che venerdì sera ha organizzato, assieme al Comitato dei cittadini di Tavazzano, un incontro con il professor Paolo Pileri dal titolo “Una terra da proteggere. Il suolo agricolo, risorsa preziosa da tutelare”.

«I dati Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, in realtà ci dicono che dal quinquennio 2010-2015 ad oggi il consumo di suolo su Tavazzano sarebbe nell’ordine dei 7, massimo 15 ettari -ha spiegato il docente di Pianificazione Urbanistica del Politecnico di Milano alla platea assiepatasi nella sala conferenze municipale -. Sono comunque numeri allarmanti che ci fanno capire come in Italia, ma soprattutto in Lombardia, non si stia facendo abbastanza sul fronte delle questioni ambientali. Il suolo consumato e urbanizzato nella provincia di Lodi si attesta intorno al 12 per cento, portando essa ad occupare la quinta posizione in questa classifica a livello di province lombarde. Inoltre, nel 2021 il suolo consumato per abitante è stato di 420 metri cubi».

La Lombardia, per Pileri, è una enorme pianura che macina cemento: «Nella nostra Regione vi sono ben 290mila ettari cementificati. È un quadro desolante, soprattutto perché in molti non si rendono conto che sotto i nostri piedi si trova un enorme volume di biodiversità, circa il 30 per cento di quella esistente».

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