CODOGNO «Amarcord Lodigiano»: Il Cittadino consegna la collezione a una lettrice VIDEO

Giuseppina Dragoni, 97 anni racconta al direttore Rinaldi: «Si viveva proprio così»

«Vede, qui trovo delle parole che non si sentono più». Il dito scorre sulla prima pagina del Vocabolario della Lingua Italiana di Antonio Sergent anno 1874, conservato accanto al volumetto di sentenze latine e greche, al dizionario etimologico, a Viaggio in Italia di Goethe: «Questo è bellissimo, l’ho tutto appuntato». Nella casa a Codogno di Giuseppina Dragoni, 97 anni, ogni cosa parla. Ha un “nome”. E si capisce il garbo che l’ha spinta qualche giorno fa a prendere carta e penna e scrivere una lettera a «Il Cittadino» per chiedere se non fosse possibile trovarle qualche vecchia copia della collana “Amarcord Lodigiano” edita da questo giornale qualche decina di anni fa: cammei in dialetto delle realtà locali di Bruno Pezzini e illustrazioni di Willy Signoroni. La calligrafia “gentile” diceva già della cura che la 97enne mette in tutto ciò che fa e così quando la sua missiva è arrivata in redazione, il direttore Lorenzo Rinaldi ha pensato subito che il desiderio dell’anziana non potesse restare deluso, e detto fatto, recuperate in archivio le stampe, venerdì mattina le ha fatto visita facendogliene dono. Per l’anziana una “festa”, la gioia di un pensiero per lei che durante il tempo della chiacchierata, accomodati in soggiorno, ha portato il cielo nella stanza.

«Le ho vissute queste cose, le ho viste sa», ha raccontato Giuseppina ricordando le diverse scene ritratte sulle tavole ingiallite: la vecchia corte, i giochi di una volta, la vendemmia, e così via. «Li chiamo quadri-documento, perché c’è descritta la mia vita. Per questo mi sono data da fare per trovarle. Per esempio io l’ho visto pigiare l’uva a piedi sulla bigoncia con una nuvola di moscerini, e mi veniva in mente Celentano che pigiava e cantava. Sapesse quante cose mi vengono in mente…». Un secolo di storia. Poco meno. Nata il 6 ottobre 1923 a Somaglia, appena quattrenne mandata a vivere con gli zii a Piacenza dove conseguì il diploma magistrale senza diventare però mai maestra, la signora Giuseppina ha lavorato invece all’Intendenza della finanza di Milano. Rimasta signorina, colpa «un complesso d’inferiorità che mi ha condizionato la vita», a partire da bambina a scuola a Piacenza, lei «della campagna e gli altri cittadini», ha fatto della curiosità e del sapere la formula della sua longevità. Tanto che ancor oggi, a 97 anni, ancora sogna, desidera. Chi ha il cuore giovane lo fa.

«Non capita tutti i giorni di ricevere lettere manoscritte al giornale e la sua aveva una calligrafia perfetta, pulitissima – le ha detto il direttore Rinaldi -. È una storia talmente bella che è un onore per me poterle consegnare questa collezione». Pronte per lui in cucina, sul ripiano con i dizionari e le letture, Giuseppina aveva preparato delle tagliatelle fatte a mano, adagiate elegantemente in una scatola e impacchettate. Parole e cura.

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