Un nuova convenzione per i fanghi a un anno dalla ripresa dell’attività

Un nuova convenzione per i fanghi

a un anno dalla ripresa dell’attività

Il Comune di Meleti punta a riformulare l’intesa con Cre entro il primo trimestre 2020

Fanghi: a circa un anno dalla ripresa dell’attività dell’impianto, il Comune punta a riformulare una nuova convenzione con il privato che garantisca al pubblico controlli sufficienti e contributi economici. «La convenzione che avevamo stipulato con i precedenti vertici di Cre era venuta meno in occasione dello scandalo giudiziario e della successiva sospensione dell’attività – spiega il sindaco di Meleti Mario Rocca -, ora però l’attività di Cre, con i suoi nuovi rappresentanti, è stata riavviata, anche se prima devono smaltire i fanghi in giacenza, e quindi siamo decisi, entro il primo trimestre del 2020 appena iniziato, a sederci intorno a un tavolo con il privato e riformulare una convenzione».

Il “caso fanghi” risale al luglio del 2016. Era scoppiato nell’ambito di una operazione dei carabinieri del Gruppo Tutela dell’ambiente di Milano, svolta in collaborazione con i Comandi provinciali carabinieri di Milano, Cremona, Lodi e Pavia, il Gruppo Carabinieri di Monza e con il supporto di personale delle polizie locali di Piacenza, Lodi e Crema, che aveva visto scattare le manette per l’allora amministratore unico di Cre (che si era poi dimesso) e per cinque dipendenti della stessa società.

Un’inchiesta che di fatto aveva portato alla chiusura temporanea dell’impianto fanghi di Meleti e che di conseguenza aveva visto venir meno gli accordi presi fra Comune e il privato in convenzione: Cre infatti si era impegnata a versare al Comune un contributo di 40 centesimi a tonnellata di materiale trattato (su 125mila tonnellate autorizzate), per un totale annuo di circa 50mila euro che l’amministrazione comunale aveva deciso di utilizzare per non aumentare la pressione fiscale; nella stessa convenzione Cre si era resa disponibile ad aprire l’impianto ad ulteriori controlli, rispetto a quelli già previsti dalla normativa vigente, accettando l’istituzione di una commissione tecnica, formata dal Comune e composta da tre persone selezionate proprio dall’amministrazione comunale in base a specifiche competenze tecniche.

Poiché la convenzione decorreva da inizio 2016 però, il Comune aveva fatto in tempo ad incassare solo la prima tranche (circa 25mila euro) prima dello scandalo giudiziario. A Meleti, occhi puntati infine sul maxi capannone: gli annunciati lavori per l’avvio di un’attività logistica sono di fatto al palo.


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