Test sierologici, scoppia il caos: una pioggia di chiamate alla Croce Rossa
Solo il 25 per cento degli italiani si è sottoposto al test sierologico

Test sierologici, scoppia il caos: una pioggia di chiamate alla Croce Rossa

La sezione di San Donato è sommersa dalle richieste di persone che intendono sottoporsi all’accertamento

Solo circa il 25 per cento degli italiani selezionati dall’Istat si è sottoposto al test sierologico, ma intanto la sezione della Croce Rossa di San Donato è sommersa dalle telefonate di cittadini che vorrebbero invece sapere con certezza se sono entrati in contatto con il virus. In circa una settimana dall’inizio della campagna che l’Istat ha rivolto a circa 2 mila Comuni, tra cui San Giuliano, sono infatti già una sessantina i residenti di questa parte di hinterland che hanno chiamato i volontari della Cri per domandare se fosse possibile effettuare il test gratuitamente. A tal proposito il vice presidente Mauro Turrini spiega: «La Croce Rossa si occupa esclusivamente di contattare i numeri forniti dalle compagnie telefoniche delle persone individuate dall’Istat per entrare a fare parte di un campione statistico sulla base di una serie di criteri. E comunque l’attività viene condotta a livello nazionale, pertanto noi come sezione locale possiamo solo svolgere una funzione di carattere informativo nei confronti di chi ci chiede dei chiarimenti». Pertanto, al di fuori dei cittadini che saranno contattati (da un numero telefonico che inizia con le cifre 06 5510), coloro che vogliono sottoporsi al test possono farlo esclusivamente a pagamento. Intanto anche alcune aziende stanno stipulando delle convenzioni per i propri dipendenti. Ad esempio il Policlinico San Donato – che in questo momento sta effettuando i test sierologici ai propri dipendenti -, si sta già organizzando per stringere degli accordi con le imprese. Mentre, almeno in prima battuta, presso il nosocomio locale non verranno effettuati test a pagamento su singoli cittadini che ne faranno richiesta, i quali dovranno quindi rivolgersi ad altri laboratori comunque in regime privatistico. Certo – in attesa di conoscere la percentuale di adesione da parte dei 262 sangiulianesi che verranno chiamati - , anche in questa parte di hinterland su questo tema la popolazione è spaccata. C’è infatti chi vuole sapere se ha sviluppato gli anticorpi per il Covid-19 e chi invece non vuole recarsi a fare il test. Il timore probabilmente è legato al fatto che in caso venisse accertato un contatto con il virus, il soggetto interessato dovrebbe poi rimanere in isolamento in attesa che Ats lo chiami per sottoporsi al tampone a cui seguirebbe poi l’attesa per il risultato e, in caso di esito positivo, dovrebbe mettersi in quarantena con il rischio di perdere altri giorni di lavoro dopo quelli che sono andati in fumo per il lockdown. Insomma, quello dei test sierologici è uno dei nuovi enigmi che si è creato con la “fase 2”.


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