Suona l’organo e coltivama è cieco da sedici anni

I cespi di insalata sono già a buon punto nell’orto di casa Bernasconi: il signor Pietro ne raccoglie qualche foglia e la mette in frigorifero, con l’intenzione di mangiarsela per pranzo. Niente di insolito per un pensionato di San Martino in Strada, se non fosse che da 16 anni Pietro Bernasconi non ha più il piacere di vedere con gli occhi quello che coltiva: dopo l’intervento che l’ha reso completamente cieco, osserva con le mani la crescita delle sue piante, accarezza le rose per sentire i germogli spuntare, monta con scioltezza sulla scala a pioli per sistemare i graticci delle zucche. Classe 1943, rimasto vedovo a pochi anni dal matrimonio, Pietro Bernasconi possiede quella che si dice una volontà di ferro: nonostante la vita l’abbia messo a dura prova, oggi è un uomo realizzato e particolarmente attivo, dedito in ugual misura alla sua passione per la terra (il padre Luigi faceva l’ortolano) e a quella per la musica sacra. «Da ragazzo mi piaceva strimpellare il pianoforte ma mi limitavo a qualche canzoncina di musica leggera da cantare assieme agli amici. Poi, quando sono diventato cieco, ho cominciato a frequentare il Mac (Movimento apostolico ciechi, ndr) e il nostro assistente di allora, don Cesare Pagazzi, sentendomi suonare mi propose di imparare qualche canto liturgico per accompagnare la Messa».

Detto, fatto: armato di registratore a cassette, Pietro è tornato in paese e ha chiesto a Giovanni Folli, l’organista della sua parrocchia, di impartirgli qualche lezione. Oggi conosce a memoria circa 90 canti, con cui accompagna regolarmente le funzioni prefestive e la messa del mercoledì per i defunti: «Guardi, ecco qui l’elenco: alcuni brani li ho proposti io prendendo ispirazione dalle trasmissioni di Radio Maria, altri li ho imparati seguendo le registrazioni che mi passa Giovanni. In questi giorni sto studiando i canti per la Pasqua, per me non è facile, non solo perché in mancanza di uno spartito devo andare a memoria, ma anche perché, a differenza degli altri organisti, non posso guardare nello specchio lo svolgersi della funzione, devo ascoltare le parole del celebrante per capire quando è il momento di intervenire». La cosa sembra riuscirgli particolarmente bene e del resto, si sa, i non vedenti sviluppano capacità uditive che i cosiddetti normodotati possono soltanto sognarsi. Chi riuscirebbe a distinguere un merlo da un altro solo sentendolo cantare? Pietro Bernasconi ci riesce benissimo, appoggiando l’orecchio alla finestrella ritagliata accanto allo stipite della lavanderia: «D’inverno metto sempre un po’ di mangime per gli uccellini; riempio un bicchiere, lo verso nella mangiatoia, poi ritorno in casa e mi metto ad ascoltare. Ce n’è sempre uno che arriva per primo, ormai lo riconosco dal fischio: lo fa per richiamare gli altri e infatti, dopo qualche minuto, sento il rumore dei becchi sulla mangiatoia e capisco che il pranzetto è stato gradito». Piccoli gesti quotidiani che riempiono la vita, irrinunciabili e particolarmente cari a quest’uomo tanto affezionato alla sua quieta routine da preferirla ai diversivi che pure gli vengono proposti: «Mi è capitato qualche volta di fare una gita con i soci dell’Uici (Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti), ma quando sento le altre persone ammirare i dipinti o le bellezze del paesaggio mi viene un po’ di malinconia e così, pur amando molto trascorrere del tempo con gli amici, preferisco rimanere a casa». Nel suo orto, con la sua musica a fargli compagnia.


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