«Sembra tutto un film, viviamo in città deserte»

«Sembra tutto un film, viviamo in città deserte»

La testimonianza di Lorenzo Brizzolesi, ingegnere di Lodi Vecchio che si trova nella Cina afflitta dal Coronavirus

Lorenzo Brizzolesi, 37 anni, laureato nel 2009 in ingegneria aerospaziale, originario di Lodi Vecchio, sta vivendo in queste ore il dramma cinese del Coronavirus.
Lorenzo come mai la Cina?
«Parto dopo una prima esperienza di lavoro in Italia, mosso dalla mia indole, curiosità e sfida professionale. In Italia non mi sentivo a mio agio con il cosiddetto “posto fisso”. Ho passato il primo anno a Pechino a studiare il cinese, dopo un anno ho trovato lavoro fino ad avviare la mia agenzia di digital marketing. Oggi lavoro per aziende italiane ed estere. Qui c’è tanta gente che viaggia per l’Asia, la Cina offre tanto, non è difficile trovare equilibrio tra lavoro e vita privata. Questo è il mondo cinese: dopo questi anni di esperienza, sono propenso a lavorare per la mia agenzia e continuare a suonare anche la mia chitarra. La musica è una grande passione che non ho mai perso».
Qual è la situazione attuale a Shanghai?
«La questione Coronavirus arriva in un momento particolare per il famoso Capodanno cinese. La gente si sposta, la città di Shanghai è completamente deserta in questo periodo, ancora tante cose forse non si sanno: le strade sono deserte, ristoranti chiusi, tutti i luoghi pubblici sono stati chiusi giustamente per un discorso di sicurezza, quindi l’atmosfera è un po’ da film».

Il virus sta cambiando le vostre vite insomma.

«Ricevi messaggi da amici e colleghi: “Hai comprato l’acqua, hai comprato le scatolette di tonno?”. È una situazione cui non siamo abituati. Siamo passati nel giro di una settimana dal chiederci “dove vai per il capodanno cinese?” alle domande più assurde. Tutto questo crea sconforto psicologico, una sensazione presente in tutta la popolazione. Shanghai è una città paralizzata».

Intanto anche nel Lodigiano la comunità cinese sta raccogliendo mascherine, occhiali e indumenti protettivi per aiutare i connazionali in patria, coinvolgendo anche industrie in grado di garantire forniture con quantità considerevoli in tempi rapidi. La ricerca è partita attraverso il passaparola e a pagare le forniture saranno alcuni piccoli imprenditori cinesi che operano a Milano e nei dintorni. Nel dettaglio, la fornitura cercata riguarda «un milione di maschere chirurgiche mediche con certificato di registrazione, maschere di protezione medica N95 in linea con le maschere chirurgiche mediche GB-19083-2010, maschere mediche monouso, occhiali protettivi, indumenti protettivi medici monouso, in linea con le norme GB-19082-2009 sugli indumenti protettivi medici, indumenti monouso isolanti, camici chirurgici monouso», questo recita la circolare informale arrivata anche a San Colombano.


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