Scuola, quanti dubbi sulla ripartenza nel Lodigiano

Scuola, quanti dubbi sulla ripartenza nel Lodigiano

Nelle parole di presidi e dirigenti le perplessità sulle linee guida abbozzate dal governo

Ripartenza della scuola a settembre, è un rebus. Il ministero ha emanato una bozza di linee guida che dovrà essere confermata nell’incontro Stato Regioni, ma la situazione è complicata. I presidi hanno l’autonomia di decidere come organizzarsi.

Alle superiori, l’idea prevalente, è che le classi siano divise in gruppi. Un giorno un gruppo di alunni resta a casa, lavora sui compiti assegnati e si confronta con i compagni online e un altro, invece, fa lezione normalmente. Il giorno dopo si scambiano i ruoli.Le scuole più tecnologicamente dotate possono lavorare contemporaneamente, metà in presenza e metà a distanza. Alcuni presidi stanno cercando di trasformare biblioteche e auditorium in classi. Il problema principale riguarda i bambini delle elementari e della materna. Per qualche mese possono sfruttare il giardino, ma da novembre a marzo?

«Per quanto ci riguarda - spiega la preside del comprensivo Lodi IV Caterina Guerini - stiamo cercando di avere a disposizione il maggior numero possibile di spazi. Abbiamo già preso accordi con i Comuni, di Lodi e dell’Oltreadda, nel nostro caso, ma bisogna vedere se ci danno più insegnanti o riducono l’orario. I pasti saranno confezionati. Si potranno consumare in classe? Se sì, possiamo adibire ad aule la mensa. Aspettiamo le linee ufficiali e poi valutiamo». Il preside del Lodi V Demetrio Caccamo non vuole neanche pensarci. «Troppe volte - dice - abbiamo fatto programmi e poi abbiamo dovuto cambiare. A luglio noi presidi ci incontreremo e valuteremo».

Al Bassi, ci sono i professori geometri che si stanno dando da fare insieme al preside Francesco Terracina. «Non so dove mettere le persone - annota -. Sono anche più di quelle previste. Spero che scoprano prima il vaccino. Credo che alterneremo la didattica a distanza e in presenza. Tutti in classe non ci stanno. Magari si lavorerà a progetti, a meno che non aumentino il personale. C’è un problema anche con l’orario dei docenti, per non parlare del tema dei trasporti. E se ci sono degli spazi alternativi quali si possono usare? Il cinema? La provincia? Abbiamo un’edilizia povera e adesso scopriamo che non possiamo far fronte all’emergenza. Sono preoccupato». Al Vegio, la preside Laura Fiorini sta cercando di potenziare la rete tecnologica, ma la scuola è vecchia e lavorare in contemporanea a distanza e in presenza non è fattibile: la rete non regge. «Bisognerà farli lavorare tra gruppi di livello - dice -. Le classi si dividono in gruppi. Si lavora con il modello della lezione rovesciata. Gli studenti si preparano a casa e poi in classe si parte da lì, si potenzia il pear to pear. Non vorrei far lezione al pomeriggio e neanche spostarci in spazi esterni». All’incontro tra i presidi, all’inizio di luglio, parteciperanno anche il provveditore Yuri Coppi e il presidente della provincia Francesco Passerini. «Bisogna valutare oltre ai trasporti - spiega la preside del Gandini Giusy Moroni - anche il recupero degli spazi esterni alla scuola. Bisognerà poi ridiscutere, purtroppo, la concessione delle palestre alle società sportive. In condizioni di emergenza forse non sarà più possibile. La didattica a distanza, in parte prosegue, vediamo come». Le linee guida, ammette la preside del Volta, Luciana Tonarelli, sembrano un po’ «armatevi e partite fate quello che volete. Faremo sicuramente una didattica mista - dice -, metà a distanza e metà in presenza. Vediamo come va fino a dicembre. Più di 12, 13 banchi in aula non ci stanno. Già mi mancano 3 aule, figuriamoci se devo distanziare i ragazzi. Useremo anche la biblioteca e l’aula magna. Faremo i laboratori al pomeriggio e lezione al sabato mattina. Sicuramente non potremo più avere classi rotanti. In via Papa Giovanni poi ci sono tutte le mattine 3mila studenti in 200 metri di strada. Come si fa? Queste linee non ci aiutano. Non possiamo fare come vogliamo perché il 60 per cento degli studenti viene da fuori. Non sarà una ripartenza facile. Noi poi abbiamo anche i lavori in corso. Spero che li consegnino entro il 30 agosto, ma ho i miei dubbi».n


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