Scuola Collodi, rincari in mensa: protestano i genitori dei disabili
La scuola Collodi a Sant’Angelo

Scuola Collodi, rincari in mensa: protestano i genitori dei disabili

Sant’Angelo, lamentele da S. Colombano a Melegnano: «Il Comune faccia dietrofront»

La voce arriva da Comuni diversi, da San Colombano a Melegnano, da Villanterio a Magherno, ma è tutta rivolta al Comune di Sant’Angelo. Perché «ritorni sui suoi passi ed elimini il rincaro della retta per la mensa per i non residenti», considerato che «a farne le spese ci sono anche una quindicina di ragazzi di disabili che frequentano la scuola Collodi, non per capriccio o per comodità dei genitori, ma perché polo di eccellenza per l’inclusione dei soggetti con disabilità». Che da gennaio 2021, come tutti gli altri non residenti, si trovano a far fronte ad costo pasto maggiorato, dai 4,50 euro dello scorso anno ai 4,96 euro di oggi. «Una discriminazione» è la parola che usa, senza mezzi termini, Giuseppina Rubbuano, mamma di un bambino disabile che frequenta la Collodi e vive nella frazione Bolognola di Villanterio. Insieme ad altre mamme, Rubbuano ha deciso di prendere carta e penna e di rivolgersi al Comune di Sant’Angelo e chiedere un incontro al sindaco Maurizio Villa e all’assessore all’istruzione Luisella Pellegrini. «Quella di mandare i figli alla scuola Collodi di Sant’Angelo non è una scelta, ma un’esigenza dettata proprio dai bisogni speciali dei nostri figli – spiega la donna – e quando abbiamo ricevuto la comunicazione via mail dell’aumento della mensa per i nostri figli, come per tutti i non residenti, è stato un colpo amaro. In un momento simile, segnato dal Covid che ha colpito tutti, le famiglie di ragazzi con disabilità sono forse ancora più penalizzate, perché oltre a vivere situazioni comuni ad altre, come la riduzione di reddito o la cassa integrazione per qualcuno, hanno anche difficoltà in più. Si pensi, ad esempio al fatto, che la misura di indennità per la disabilità gravissime, come la misura B1, ha già subito una decurtazione di 400 euro, dai 1000 euro di prima, siamo a 600 euro». Per questo le mamme chiedono un dietrofront del Comune, anche come forma di sostegno a chi vive una situazione già difficile e considerato che, aggiunge Rubbuano, «non crediamo che per il Comune cambi qualcuno con i 45 centesimi in meno al giorno dei nostri ragazzi, ma per le famiglie quelle risorse sono importanti». In virtù di un rincaro dei costi di servizio a causa dell’attuazione dei protocolli Covid, l’amministrazione comunale aveva optato per un rialzo della retta per i non residenti, intervenendo con risorse proprie per tenere ferma la retta dei residenti. «Pur comprendendo la difficoltà, queste mamme devono rivolgersi ai loro comuni di residenza e ai loro sindaci: noi possiamo agire per i residenti del nostro comune, non per tutti».


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