San Donato, i CPap della Harol ora sono una questione mondiale

Durante la fase più critica della pandemia l’azienda è arrivata a produrne 100 al giorno, ora le richieste arrivano da tutti i continenti

Un anno e mezzo vissuto con “l’acqua alla gola”, facendo «i salti mortali per cercare di far fronte alle richieste», e alla Harol, azienda che da 40 anni si occupa della produzione di dispositivi medici per la ventilazione assistita, gli ultimi 18 mesi sono stati «una corsa continua». Travolti, a marzo dello scorso anno da un evento «che in fondo nessuno di noi si aspettava così imponente e soprattutto così duraturo», oggi quella che era una piccola azienda, una decina di dipendenti e una produzione di caschi Cpap che si aggirava attorno al 100 “pezzi” a settimana, lavora a pieno ritmo e in un giorno produce ciò che fino allo scorso anno rappresentava la richiesta massima di sette giorni di lavoro. Potenziato dotazione, personale e macchina operativa, Harol oggi rifornisce ospedali di tutto il mondo, «e ci sono stati momenti nei quali abbiamo dovuto razionare le consegne per cercare di accontentare tutti».

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