«Moschea, silenzi e poca chiarezza»

Fuoco di fila dall’opposizione contro l’ipotesi di un luogo di culto dedicato agli islamici su un terreno comunale: «Decisione presa all’insaputa dei cittadini»

«Nessuna presa di posizione a priori contro l’ipotesi di una moschea a San Giuliano, ma non condividiamo assolutamente il metodo di questa amministrazione, che decide tutto a porte chiuse, all’insaputa dei cittadini e della politica».

Al rientro dalle vacanze alcuni consiglieri di opposizione prendono la parola sulla vicenda che sta infiammando la politica locale. Dopo la levata di scudi del Carroccio, che ha annunciato battaglia contro la costruzione del luogo di culto, l’attenzione torna sul terreno di proprietà del Comune in via Brigate partigiane, dove in base ad insistenti voci che sono trapelate dal municipio, dovrebbe sorgere il futuro centro di preghiera per la comunità islamica. Si parla anche di un progetto che avrebbe già raggiunto le scrivanie del municipio, sebbene non ci siano conferme ufficiali, e che verrebbe finanziato da un gruppo di musulmani della zona.

«Certo - osserva il consigliere del Pdl, Maurizio Broccanello -, dal momento che l’associazione Sabil ha già una propria sede, che ospita anche funzioni religiose, è chiaro che la nuova moschea dovrebbe richiamare fedeli provenenti da Milano e dintorni: mi chiedo se sia stato fatto uno studio del traffico e dei parcheggi, se siano state coinvolte le forze dell’ordine, ma soprattutto mi domando che necessità ci sia di un’opera del genere a San Giuliano, dove gli arabi hanno già un luogo dove pregare». L’esponente di centrodestra con l’occasione lancia anche l’idea di «un referendum per sentire cosa ne pensano i cittadini». Sullo stesso piano anche il capogruppo della lista “Vivi bene San Giuliano”, Marco Toni, che afferma: «Personalmente sono favorevole alla libertà di culto, ma con il consenso dei cittadini e nel rispetto delle regole: quando si mette in gioco un’area verde come quella di via Brigate partigiane è doverosa una discussione preventiva, aprendo un dialogo con la città, compresi i rappresentanti di tutte le religioni, con il coinvolgimento dei residenti. Perché su un tema delicato come la realizzazione di una moschea, gli steccati non si superano a colpi di maggioranza». E al tempo stesso, passando al fronte urbanistico, l’ex sindaco sottolinea: «A San Giuliano il Piano di governo del territorio pone seri vincoli sui terreni verdi e non urbanizzati anche di proprietà comunale: la pre condizione è che quando si concedono in uso a privati i beni pubblici, questo deve avvenire a seguito di atti ad evidenza pubblica».

Critico pure il portabandiera di 5 Stelle Giorgio Salvo, che dichiara deciso: «Da parte dell’amministrazione è innanzitutto mancata, come sempre del resto, una comunicazione chiara e trasparente, rivolta sia al consiglio comunale, sia ai cittadini: in questo caso si sta parlando di un’iniziativa che comunque, anche solo in termini di traffico, avrà importanti ricadute sul territorio». E lancia l’affondo: «Il rischio è che tutto si riduca ad un atteggiamento da parte del centrosinistra per mostrare apertura verso le altre culture, con un’opera di facciata, che verrebbe imposta alla città, quando sarebbe stato ad esempio utile ampliare il confronto pure ai comuni del circondario».

Dal canto proprio il sindaco Alessandro Lorenzano nei giorni scorsi in una nota per il momento ha ricordato l’importante contributo fornito nel tempo al territorio dall’associazione araba Sabil.

Sul piede di guerra invece il segretario cittadino del Carroccio Stefano Dornetti che, mostrandosi apertamente contrario ad un’iniziativa del genere, ha annunciato che quanto prima la Lega nord presenterà un’interrogazione in consiglio comunale «per fare innanzitutto chiarezza riguardo le intenzioni della giunta».

Giulia Cerboni

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