Morto a 12 anni al Predabissi, l’ospedale non si costituisce parte civile
Il 12enne era arrivato al Predabissi per un forte dolore addominale (archivio)

Morto a 12 anni al Predabissi, l’ospedale non si costituisce parte civile

A processo un chirurgo di Lodi che opera a Vizzolo per il decesso di Francesco Palomino nel dicembre 2019

Resterà al fianco del suo chirurgo, nel processo per la morte del 12enne di Cervignano Francesco Rogelio Palomino Conga, avvenuta il 30 dicembre 2019. L’Asst di Melegnano, che aveva annunciato di costituirsi parte civile contro il suo medico, un professionista di Lodi che opera a Vizzolo, ha deciso ora di fare un passo indietro. A chiedere un momento di riflessione ai vertici dell’Asst era stata, nei giorni scorsi, l’intersindacale medica.

Ieri è arrivato l’annuncio del direttore generale degli ospedali Francesco Laurelli: «La delibera non c’è ancora - dice -, ma vogliamo ritirarci». Il chirurgo di 56 anni è stato rinviato a giudizio dal gup di Lodi con l’ipotesi di omicidio colposo in relazione alla morte di Francesco. Il processo si aprirà a marzo, l’Asst aveva deciso di costituirsi parte civile contro il medico per i «danni d’immagine» causati dalla vicenda. I legali milanesi del chirurgo avevano fatto notare che non era stato lui l’unico medico dell’ospedale a occuparsi del paziente e avevano chiesto il proscioglimento.

Il ragazzino era arrivato in ospedale, intorno alle 5 del 28 dicembre, insieme al papà, a causa di un dolore addominale. Francesco era stato ricoverato, sottoposto ad una lastra e altri accertamenti. I chirurghi si erano consultati tra loro più volte, studiando il caso. Il ragazzino aveva un volvolo intestinale (arrotolamento patologico di una porzione intestinale che impedisce il normale transito delle feci con conseguente occlusione). Quando è finito in sala operatoria, in urgenza, il 30 dicembre, tra le 2 e le 4, l’intestino era in ischemia. I chirurghi hanno tagliato 38 centimetri di intestino. Il ragazzino è andato in arresto cardiaco più volte, durante il percorso di cura, è stato sottoposto poi a un’ulteriore laparoscopia, ma la situazione era talmente grave che non ce l’ha fatta.

«Abbiamo riconsiderato la questione - commenta il dottor Laurelli -. La vicenda è accaduta quando non eravamo noi ai vertici dell’Asst. Abbiamo verificato le carte, l’azienda comunque è tutelata. Questa poi è solo la parte penale di un percorso che sarà più lungo. Sarà un giudizio impegnativo perché è una vicenda complessa e articolata». Il rappresentante dell’intersindacale medica, il professor Gianpiero Benetti è soddisfatto: «Siamo contenti - dice -, ha prevalso il bene dell’azienda e non il tornaconto personale. È stata una scelta coraggiosa e giusta. Avevamo chiesto all’azienda di ripensarci. L’Asst si è presa del tempo e poi ha deciso di ritirarsi. Lo scontro sarebbe stato inevitabile. È un buon risultato. La pressione alla quale sono sottoposti i medici è insostenibile. La decisione dell’Asst rafforza il clima di serenità, noi non vogliamo gli scontri, ma la soluzione dei problemi».


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