Minacce a Cavalli: 33enne a giudizio

Minacce a Cavalli: 33enne a giudizio

Pregiudicato pugliese incastrato da due e-mail

Un pregiudicato di 33 anni di Zingonia, Luca P., nato in provincia di Taranto, è stato mandato a giudizio dalla procura della Repubblica di Lodi con l’accusa di minacce aggravate all’attore antimafia Giulio Cavalli, ora anche consigliere regionale dell’Italia dei valori in Lombardia. Le indagini portano la firma dell’ex procuratore capo Giovanni Pescarzoli e del sostituto Paolo Filippini, e decisivo è stato il lavoro di “intelligence” informatica sulle tracce lasciate dalle connessioni Internet utilizzate dall’indagato. Due gli episodi contestati, per ora, all’esito di indagini durate mesi: l’invio di e-mail il 29 dicembre del 2008 e il 22 aprile del 2009 a uno dei siti dell’attore lodigiano.

In uno dei testi che i pm attribuiscono al bergamasco vi sarebbero state minacce pesanti, anche se in una delle missive elettroniche, “postata” in replica a una pagina di Internet in cui Cavalli faceva valutazioni sulla carcerazione di Totò Riina, vi sarebbe stato più semplicemente scritto di “mettersi in quel posto” quell’articolo. Il 33enne era già noto alle forze dell’ordine per episodi di minacce, anche nei confronti di familiari, ma non risultano episodi gravi. Una volta identificato il sospettato, però, gli inquirenti hanno anche cercato di intrecciare il suo profilo con una lunga serie di episodi inquietanti che avevano avuto per vittima l’attore, per ciascuno dei quali era stato aperto un fascicolo d’indagine, fatti che già dai primi mesi del 2008 avevano portato il ministero dell’Interno a disporre la scorta per Giulio Cavalli. Risulta però che al 33enne per ora venga solamente contestato di essere il mittente delle due e-mail, con l’aggravante della recidiva specifica infraquinquennale. In caso di condanna rischia fino a un anno di reclusione. Non sono emersi invece finora possibili legami tra l’imputato e la criminalità organizzata. Trattandosi di e-mail spedite in forma anonima, il processo potrebbe essere celebrato anche in mancanza di una querela dell’interessato, che per ora non si è costituito parte civile. Trattandosi di una citazione diretta a giudizio, non è stata celebrata udienza preliminare.

A difendere, d’ufficio, il bergamasco, l’avvocato Paola Pavesi di Lodi, che per ora si limita a un “no comment” e che potrebbe eccepire la competenza territoriale, visto che le mail sarebbero state spedite dalla provincia di Bergamo.

Di minacce a Cavalli si era cominciato a scrivere nell’autunno del 2008, quando si era saputo che alcuni mesi prima gli era stata recapitata una e-mail con minacce di morte, e poco dopo era comparsa una piccola bara disegnata su un muro nei pressi del teatro Nebbiolo di Tavazzano, da lui diretto. Era il periodo in cui metteva in scena lo spettacolo “Do ut des, riti e conviti mafiosi”.

Nel gennaio del 2010 nella sede dell’Italia dei valori a Milano era stato ritrovato un proiettile e il mese successivo altre 23 munizioni erano state lasciate da qualcuno sotto auto parcheggiate in via Lattanzio, a Milano, nel punto esatto in cui aveva sostato l’auto della scorta durante il debutto di un suo spettacolo.

Carlo Catena


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