Lodi, la crisi fa saltare i matrimoni

La crisi economica fa saltare i matrimoni. Quella culturale le unioni religiose. A dirlo sono i dati demografici che indicano, a Lodi città, una decrescita dei matrimoni tra 1992 e 2009, con un picco ulteriore negli ultimi 2 anni. Tra 2008 e 2009, quando la crisi si è fatta più pesante, la diminuzione è stata più evidente, con una riduzione del 16 per cento. Nel 1992 i matrimoni erano stati 175, 166 nel 2008 e 139 l’anno successivo. Un decremento hanno registrato anche le unioni religiose a favore di quelle civili. Le prime, infatti, in 17 anni, sono passate da 142 a 64 e le seconde, da 33 a 75. Per la prima volta nel 2009, a Lodi città, le nozze in municipio hanno superato quelle in chiesa. La diminuzione dei matrimoni è confermata anche a livello provinciale, da 2005 a 2009, infatti, secondo l’Istat, i matrimoni sono diminuiti del 6 per cento: da 758 a 712. «Mettendo insieme i dati sulla disoccupazione e sul lavoro precario con quelli delle famiglie in crisi che si sono rivolte a noi - spiega l’assessore alle politiche sociali Silvana Cesani - abbiamo visto che tra i due fattori c’è una stretta relazione».

Nel 2009 sono state ben 2247 le persone, disoccupate o precarie, che si sono rivolte all’assessorato ai servizi sociali. Solo nei primi 9 mesi del 2010, sono state 1503. «Siamo andati a verificare nomi alla mano - spiega Cesani - e ci siamo accorti che nella maggior parte di questi casi la famiglia non ha retto. Si sono prodotti problemi all’interno della coppia. Ma anche sui figli. Per la prima volta dal 2008, infatti, tra i minori con provvedimento del tribunale, per maltrattamenti o abbandoni, gli italiani hanno superato gli stranieri. Nel 2008 gli italiani erano lo 0,83 per cento e gli stranieri lo 0,59, nel 2009, i primi sono saliti a 1,35 e i secondi a 0,79. Questo fenomeno di inversione ci ha molto colpiti, le famiglie sono fragili, incapaci di mantenere le relazioni».

Il dato sul calo dei matrimoni va incrociato poi con il numero in aumento delle convivenze e quello dei divorzi. Evidenziato dai dati Istat, ma anche da quelli della diocesi forniti dal cancelliere vescovile monsignor Gabriele Bernardelli. Tra 2009 e 2010, nella diocesi, i divorzi sono passati da 216 a 341 e le convivenze da 509 a 512. Secondo i dati Istat, dal 2000 il Lodigiano detiene il primato di provincia con il più alto numero di separazioni e divorzi. Nel 2008, ogni 10mila famiglie c’erano 96,27 casi tra separati e divorziati, mentre la media italiana è di 50 e Milano si attesta a 59,72.

«Bisogna considerare diversi elementi - spiega don Bernardelli - anche quello dei matrimoni solo canonici, 40 nel 2009 e 80 nel 2010. Se le persone divorziano non possono più risposarsi in chiesa, poi ci sono i matrimoni degli stranieri e motivi di carattere ideologico. Bisognerebbe fare un’analisi approfondita».

«Il vero elemento secondo me - aggiunge il docente di teologia morale e pastorale don Attilio Mazzoni, parroco di San Lorenzo - è la diminuzione dei matrimoni religiosi: la religione non è più il fattore determinante delle persone quando devono fare delle scelte di vita fondamentali. Una persona su due non ritiene più che la sua vita di coppia debba essere segnata con un Sacramento. È la tendenza di tutta l’epoca e adesso il dato è diventato clamoroso. Non so come mai ci sia questo caso lodigiano rispetto a separazioni e divorzi: è in controtendenza rispetto a un territorio che ha un tessuto civile, è coeso e ha un indice di frequentazione della chiesa maggiore che altrove. In ogni caso, si tratta di ripartire da qui: la testimonianza cristiana deve tener conto di questi dati. L’attaccamento ad una religione tradizionale non resiste più alle mutazioni in atto. Bisogna qualificare la risposta religiosa, in modo che sia sempre più contrassegnata dalla fede».


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