LE SENTENZE «Giro di usura a Paullo»:  4 condanne per 16 anni
Prestiti a tassi usurari a Paullo, pesanti condanne

LE SENTENZE «Giro di usura a Paullo»:

4 condanne per 16 anni

Indagine dei carabinieri del comando provinciale di Milano, le manette erano scattate nel 2020

Giro di usura a Paullo, fioccano condanne per 16 anni e 2 mesi di carcere, ma anche un’assoluzione. Nel marzo del 2020, quando i carabinieri del comando provinciale di Milano avevano portato in carcere un barista di Paullo, G.A., 38 anni, il 52enne R.F., un imprenditore di Zelo Buon Persico, V.S., 59 anni, il figlio G.S., 31 anni e ai domiciliari M.S., insegnante, poi uscita assolta dal processo nelle scorse ore a Lodi.

L’indagine sarebbe uno “spin off” di un’altra più ampia, che ha portato i militari e la Procura di Lodi a ipotizzare che il barista mettesse consapevolmente a disposizione il suo locale di Paullo per gli incontri tra usurai e clienti/vittime e chiudesse un occhio. L’esercente ha patteggiato 2 anni e 8 mesi di reclusione. Patteggiamento anche per il 31enne G.S., che risulta attivo nel settore delle costruzioni e che ha concordato 3 anni. I presunti promotori del giro di usura sono ritenuti R.F., incensurato, che per rito abbreviato ha avuto una condanna, ora definitiva, a 5 anni di reclusione, e V.S., che anche lui all’esito dell’abbreviato e dell’appello ha avuto una condanna a 5 anni e mezzo. Unico indagato a chiedere di difendersi andando a processo è stata l’insegnante 59enne M.S.. «Il suo coinvolgimento - spiega il difensore Domenico Mirko Perlino di Milano - derivava dal fatto che alcuni accrediti risultavano effettuati su una carta Postepay a lei intestata. Una carta di cui lei non aveva il possesso, che si ritiene quindi utilizzata da altri». Le indagini dei carabinieri avevano fatto emergere 8 vittime (nessuna delle quali costituite parte civile), e interessi fino al 100 per cento. Secondo l’accusa chi ha chiesto soldi “a strozzo” subendo poi forti pressioni (non sono documentate violenze) sarebbero stati tra gli altri un’imprenditrice della logistica, un immobiliarista in crisi, e il proprietario di un’impresa di cosmetici derubata più volte. Per gli inquirenti c’era chi aveva avuto 100mila euro in contanti e ne avrebbe dovuti restituire il doppio entro un anno. «Ipotesi non sempre solide - obietta l’avvocato Perlino -. Mi risulta che qualcuna tra la sedicenti vittime avesse precedenti per truffa e comunque nella maggior parte dei casi sono emerse somme non restituite o, al massimo, il rimborso del solo capitale». Gli usurai, originari dell’Agrigentino, avrebbero fatto temere agli insolventi l’intervento punitivo di una non meglio precisata «famiglia di Quarto Oggiaro». Sono in carcere solo i due con le condanne più elevate.


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