Internet e le nuove paure

E’ stata celebrata, martedì 7 febbraio, la giornata mondiale per la “Sicurezza su Internet” e che l’evento fosse una ricorrenza importante lo si è capito anche da un convegno di notevole livello organizzato a Roma da Telefono Azzurro dal titolo “GenerAzioni web! Genitori e Figli insieme per una rete più sicura”. All’evento hanno dato un valido contributo studenti, genitori, docenti ed esperti della comunicazione. Un confronto che ha offerto la possibilità di mettere a fuoco un fenomeno dai chiari risvolti sociali, educativi e famigliari, senza nulla togliere all’importanza che le nuove tecnologie hanno assunto nella vita di tutti i giorni. Il coinvolgimento di genitori e docenti viene giustificato dal fatto che entrambe le figure educative sono oggi di fronte a delle grossissime difficoltà che guarda caso sono emerse in seguito a un più attento e corretto utilizzo delle nuove tecnologie. Stiamo assistendo a una vera e propria nuova rivoluzione sociale dalle variabili ancora tutte da scoprire, tuttavia segnate da una folle corsa tecnologica che se non ben controllata rischia di travolgere soprattutto i più giovani. Internet ha facilitato l’arrivo di una nuova era comunicativa fino ad avvicinare tutti in un mondo che si va rivelando sempre più piccolo e sempre più stretto. Ogni campo del sociale gode di una overdose di tecnologia compresa la scuola che va scoprendo a sue spese i rischi di un esagerato ricorso al virtuale. I genitori sono preoccupati quando vedono i propri figli con la testa totalmente immersa nel computer; gli insegnanti sono preoccupati quando vedono i propri studenti esageratamente catturati dai rivoluzionari strumenti tecnologici che minacciano gli stessi rapporti interpersonali. Gli unici che pare non preoccuparsi più di tanto sono proprio loro: gli studenti. I moderni depositari delle nuove qualità comunicative e relazionali. Sarà proprio così? I nostri ragazzi trarranno vantaggi dalla pluralità dei nuovi codici espressivi? Non lo so. Mi auguro che chi sostiene questa tesi abbia ragione. Personalmente nutro dei seri dubbi, tuttavia non credo che tutto vada buttato via, né che tutto ciò che consente l’interattività sia di cattivo auspicio così come sosteneva Socrate. Nel dialogo di Platone, «Fedro», Socrate, infatti, se la prende con la nuova arte comunicativa, l’alfabeto, perché «esso ingenera oblio nelle anime di chi lo imparerà». Non aveva poi tutti i torti. Per secoli la cultura era stata trasmessa oralmente (così Omero con l’Iliade e l’Odissea) e ora un intruso (l’alfabeto) veniva a rimettere tutto in discussione. Oggi internet genera in tanti le stesse sensazioni. La rete consente di aprirsi al mondo e di vivere in maniera interattiva il nuovo alfabeto comunicativo. Studenti e insegnanti sono parte attiva di un processo che chiede ad ognuno di contribuire, attraverso un’adeguata apertura mentale, a costruire una nuova rete di relazioni che richiede, però, nuove regole, nuovi approcci, ma anche una nuova etica. Cosa non facile. L’approccio ai nuovi linguaggi comunicativi scatenano riserve fino a condizionare scelte e metodologie. Per fortuna la storia dell’uomo è costellata di esempi in grado di mostrarci l’equilibrio che ha sempre dominato la scena della vita. Il problema se mai è un altro. La scuola oggi presenta gran parte della classe docente cresciuta sotto l’epopea del pennino, del calamaio, dell’inchiostro e della carta assorbente. Una classe docente che fa fatica ad andare oltre il libro, che fa fatica a vedere nell’e-learning la nuova frontiera della didattica e della formazione. Una classe docente presa da dubbi e incertezze nell’attimo di avvicinarsi alla nuova cultura tecnologica fatta di tablet, di notebook, di iBooks, di connessioni wi-fi, di interattività. Per il Ministero dell’Istruzione occorre svecchiare l’attuale cultura propria di una classe docente legata ancora a tradizionali impostazioni spesso difficili da superare. Eppure nuovi scenari appaiono all’orizzonte verso i quali bisogna porsi con attenzione e disponibilità per accogliere la sfida al cambiamento. Le pagine tradizionali dovranno necessariamente essere sostituite dalle pagine web; i libri dovranno necessariamente essere sfogliati ricorrendo ad animazioni visive prive di stampa e di inchiostro. Le lezioni andranno necessariamente a rivelarsi più interessanti mediante connessioni interattive che potranno avvalersi di dispense on-line alternate a commenti in video. Tutto cambia. Cambia l’impostazione di una lezione; cambia la metodologia per fini e strumenti; cambia l’interazione su cui si appoggia la documentazione aperta ad arricchimenti e contributi collaborativi mediante la tecnica dell’open source. Sono approcci rivoluzionari che con sempre più insistenza aprono varchi anche nella scuola. Una scuola che per certi versi è ancora diffidente perché ancora lontana dai nuovi canoni didattici e metodologici. Internet distruggerà il libro come l’alfabeto distrusse la trasmissione orale del sapere? E chi lo sa! Fatto è che la velocità tecnologica è controbilanciata dalla lentezza dei cambiamenti culturali in atto. Che la prudenza debba accompagnare ogni evoluzione è «cosa buona e giusta», ma che debba negativamente condizionare se non fermare i nuovi processi metodologici anche in campo formativo, questo è sbagliato e rischioso. I processi non possono rimanere legati al palo. Negli Stati Uniti, ad esempio, si guarda con particolare interesse a un nuovo tipo di fare lezione. Una scuola all’incontrario. Una scuola che opera avendo cura di invertire l’organizzazione base. I ragazzi, collegati in rete, assistono alle lezioni da casa per poi ritrovarsi a scuola impegnati in esercitazioni definite secondo il grado di difficoltà mediate l’attivazione di step consequenziali a taratura progressiva. In parole semplici le lezioni sono predisposte ad personam e il processo è legato al superamento di livelli che ne determinano il passaggio al livello successivo solo ad acquisizione avvenuta. Sistema pedagogico rivoluzionario che merita attenzione perché non si può far finta di niente, tuttavia non bisogna farsi sorprendere dalla novità, ma non bisogna nemmeno lasciarsi prendere dall’approccio virtuale della rete. Il nuovo che avanza non deve fare paura. «Festina lente» (Affrettati lentamente) ci ricorda Svetonio.


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