Il ponte della tangenziale di Lodi è ancora l’Hotel Disperazione
Materassi, sacchi a pelo e sporcizia sotto il ponte della tangenziale (Foto by Ribolini)

Il ponte della tangenziale di Lodi è ancora l’Hotel Disperazione

Continuano i bivacchi dei senzatetto sulle piste ciclabili già vandalizzate da anni

Invisibili. Dai campi sotto la tangenziale, sotto il tappeto di asfalto e le auto che sfrecciano sopra le loro teste, dalla vita che scorre poco oltre. In linea d’aria a poche centinaia di metri - una manciata di minuti a passo lento - c’è uno dei parcheggi da tutto esaurito della città, quello a servizio dell’ospedale, dove, ogni giorno, passano migliaia di persone. A due passi dal centro - dalle vetrine e dai giardini da due milioni e mezzo di euro del Passeggio - , c’è sempre chi vive da invisibile. Ci sono i giacigli, con le coperte di pile in ordine a coprire il letto di fortuna e i cuscini; ci sono un paio di biciclette, probabilmente utilizzate per spostarsi in città; ci sono i sacchi con i vestiti di ricambio e i pochi oggetti personali. Nonostante il Covid, nonostante il freddo che, a fine novembre, comincia a farsi pungente. È ancora un rifugio di fortuna il passaggio ciclabile sotto il ponte sull’Adda della tangenziale di Lodi, qui dove nel 2018 le autorità - coordinate dalla questura - sgomberarono una dozzina di persone, smembrando di fatto quella comunità di persone che viveva nella disperazione combattendo con il freddo. Lo spunto è arrivato dalle nuove immagini arrivate da chi frequenta i campi a due passi dal fiume, per una passeggiata con i cani o semplicemente per fare attività fisica. Polaroid di una distesa di sacchi di rifiuti diversi: decine quelli ammucchiati sotto il ponte, con dentro di tutto, accanto a contenitori in polistirolo, probabilmente dei pasti consumati in strada, cartoni di vino, anche una valigia. Poco oltre anche i resti di un falò, acceso con i rifiuti per avere un po’ di calore. È bastato risalire la rampa di accesso al percorso ciclabile, per ritrovare i giacigli di fortuna. Invisibili, come chi ci vive. Qualcuno è attrezzato: ha un materasso e può contare su più coperte per proteggersi. Un altro invece sul cemento ha posato solo una sorta di tappeto, nel tentativo di ripararsi, e sopra ci sono le coperte. Qualcuno invece il materasso lo ha addossato alla parete e dietro ha nascosto tutto quel che serve nella notte, coperte ed effetti personali. Nel tentativo forse di non farsi portare via quel poco che ha e che, in situazioni simili, è tutto. Qua e là, sul percorso, ci sono piccoli cumuli di rifiuti: resti di contenitori di cibo, bottiglie, mozziconi di sigarette. Il grosso si trova dalla parte opposta del ponte, appena oltre i parapetti della rampa di discesa, nel pieno della vegetazione che in quel punto è fitta. Da qui torniamo anche al paesaggio urbano, alla vita che scorre, nonostante tutto.


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