Sant’Angelo, i rom lasciano la cascina dei roghi
Uno scorcio della cascina Belfuggito, che gran parte della comunità rom avrebbe già lasciato alla fine del mese di giugno

Sant’Angelo, i rom lasciano la cascina dei roghi

Gran parte dei residenti se ne è andata via a fine giugno caricando arredi e auto su un tir

L’ultimo “censimento” delle forze dell’ordine, di metà giugno, parlava di 48 persone presenti, di cui 20 minori. A Cascina Belfuggito, oggi, sembra non esserci più nessuno. La segnalazione è arrivata al giornale in questi giorni: «La comunità rom ha lasciato la cascina, qualcuno intervenga per murarla - diceva -, così che non possa più essere occupata». E la testimonianza andava oltre, raccontando di come, gran parte degli abitanti, a fine giugno, siano stati visti sostanzialmente “far fagotto”: caricare su un tir arredi ed elettrodomestici, mentre un carroattrezzi permetteva loro di caricare anche auto e altri veicoli. Insomma, un trasloco in piena regola, che ha lasciato la cascina semi-vuota. La sera si vedono solo un paio di luci accese, che testimoniano la presenza di un piccolo nucleo di abitanti. Il grosso della popolazione sembra sparito. Dopo i tanti blitz delle forze dell’ordine, i diversi roghi di rifiuti - il più ingente ha generato, poche settimane fa, un’alta colonna di fumo denso e nero, visto anche dai Comuni limitrofi, e numerose proteste - , oggi la cascina è immersa nel silenzio e molti degli appartamenti sembrano vuoti, come registrato sul posto anche da “Il Cittadino”.

Ed è in questo quadro che, ieri, dal Comune di Sant’Angelo è arrivata una nuova ordinanza sul caso Belfuggito. Un atto, in qualche modo, definitivo. Perché nella parte del complesso rurale, quella occupata negli anni in modo abusivo, vanno demolite tutte le opere che hanno permesso al proprietario, Giuseppe Bordonaro, di realizzare 23 appartamenti dalle 14 unità abitative destinate a conduttori agricoli e salariati.

L’atto è firmato dal dirigente unico del Comune, a cui spetta la vigilanza in materia urbanistica ed edilizia, e le contestazioni a carico del proprietario sono l’assenza del permesso di costruire, il cambio di destinazione d’uso, da agricola a residenziale, delle 14 unità abitative destinate espressamente a lavoratori agricoli e invece diventate comuni case. Violazioni che oggi motivano la demolizione, per ripristinare un corretto uso dei luoghi.


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