Furto a Lodi, dal Dna emerge anche un presunto omicida

Furto a Lodi, dal Dna emerge anche un presunto omicida

Un 41enne condannato per l’assassinio di un cuoco nell’Astigiano

Dalla banda dei falsi carabinieri che tra il 2015 e il 2016 aveva messo a ferro e fuoco diverse province, compiendo truffe nelle abitazioni che sconfinavano nella violenza verso persone anziane, spunta ora anche un presunto assassino.

Una calzamaglia ritrovata dalle forze dell’ordine dopo un furto a Lodi conteneva, infatti, il Dna di Giampaolo Nuara, oggi 41enne, pregiudicato di Asti. E lo stesso profilo genetico era stato repertato su un’altra calzamaglia, che era stata ritrovata assieme ad altre due il 3 gennaio del 2000 nei pressi del ristorante “Ciabot del Grignolin” a Calliano, in provincia di Asti. Il titolare, il cuoco Pietro Beggi era stato sorpreso da una banda di almeno tre rapinatori, costretto a scendere nella cantina del locale - dove era uso nascondere l’incasso e massacrato a colpi di bottiglie di vino in testa perché rivelasse il nascondiglio. Il cuoco però non aveva parlato. L’indomani mattina il personale l’aveva trovato agonizzante nella cantina e dopo poche ore Beggi era morto in ospedale.

Nuara era già finito sotto processo per l’accusa di omicidio preterintenzionale in relazione a quella rapina finita in tragedia. Ma era stato assolto dalla corte d’assise di Torino per insufficienza di prove. Nelle scorse ore, dopo l’impugnazione da parte della Procura torinese, il verdetto di appello, che lo ha ritenuto invece colpevole dell’omicidio. Decisiva proprio la calzamaglia repertata a Lodi.


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