Filosofia, qualcuno la vuole morta

«Una scuola senza lo studio della filosofia è una scuola senza futuro». Può essere racchiuso in questo slogan ciò che sta accadendo a proposito delle materie umanistiche in generale e dell’insegnamento della filosofia in particolare. Tutto ha inizio con l’annuncio della sperimentazione dei licei in quattro anni che fanno da apripista a quella che sarà la futura riforma degli istituti superiori. Una riforma che spinge gli esperti del ministero a rivedere l’intero quadro orario delle materie di studio dei vari indirizzi e in particolare la riduzione delle ore di filosofia nei licei già ritoccate dalla riforma Gelmini. Il progetto che sta prendendo corpo al ministero, vede le materie umanistiche decisamente ridimensionate accanto all’inserimento nel piano studi mortadi alcune nuove materie ritenute più vicine ai livelli standard europei. Un piano che tocca anche l’Università con l’eliminazione della filosofia nei corsi di laurea di Pedagogia e di Scienze dell’Educazione. Infausta decisione. Al momento sono le cosiddette “indiscrezioni di palazzo” a rendere le notizie allarmanti fino a guadagnare spazio sui vari organi di stampa. Una strategia per saggiare le reazioni? Può darsi. Di solito certe notizie vengono strategicamente divulgate per raccogliere non solo le reazioni contrarie, ma anche le proposte alternative che da più parti sono messe in circolo per poi arrivare a risultati condivisi grazie a opportune mediazioni. In questi casi la stampa fa da cassa di risonanza e svolge un deciso ruolo socializzante. La revisione del quadro generale parla anche di ridimensionamento di Storia dell’Arte. Ma al di là delle singole materie di studio è l’intero pacchetto delle materie umanistiche ad essere toccato a tutto vantaggio delle materie pratiche o cosiddette di profitto. Una logica di pensiero che ben si inserisce oggi in una realtà che vede il «guadagno» prevalere sul pensiero morale o teoretico. Eppure è ampiamente dimostrato che lo studio della filosofia apre la mente allo spirito critico, accompagna l’animo oltre certi confini fino a esplorare e scoprire nel proprio io le effettive capacità di gestire al meglio processi di razionalizzazione che consentono di governare, con padronanza, un certo grado di realismo. Si possono citare, a tal proposito, numerosi esempi. Ne scelgo uno per tutti: Talete, quello dell’acqua, forse il primo filosofo che la storia ricordi. Chi più di Talete ricevette giudizi pesanti dai suoi contemporanei per l’inutilità del pensiero filosofico? Credo nessuno. Si parla di cultura filosofica come di qualcosa che non prepara a servirsi con equilibrio ciò che si dispone, per nulla adatta a cambiare la condizione della conoscenza ritenuta dannosa se non addirittura fonte di empietà e di manipolazione delle giovani menti. Si parla di cultura filosofica accettata solo dai potenti per servirsene a fini prettamente oppressivi, ritenuta destituita di ogni capacità operativa, poco affidabile perché per niente redditizia. Ma Talete a suo modo si ribellò a queste opinioni ricorrenti e volle dimostrare il contrario. Le sue conoscenze astronomiche, a differenza degli increduli suoi concittadini, lo portarono a prevedere, con ampio anticipo, un’abbondante raccolta di olive. Con i suoi risparmi e con l’aiuto dei famigliari affittò tutti i frantoi di un vasto territorio. Ebbe così gioco facile quando il raccolto si rivelò abbondante. Impose i suoi prezzi per la spremitura e il profitto che ottenne si rivelò realisticamente sopra ogni aspettativa. Non c’è che dire. Un’abile operazione finanziaria. Oggi il nostro buon filosofo sarebbe finito in galera per «aggiotaggio» e magari con il 41 bis sul groppo. Buon per lui che è vissuto in altri tempi. Ma non si comportò come l’avaro zio Paperone che accumulava ricchezze fino a nuotare nell’oro. Lui i guadagni ottenuti dall’alterazione del prezzo, li mise a disposizione della comunità. Roba da filosofi. A lui interessava dimostrare che un uomo di cultura, un filosofo, quando voleva e se voleva, poteva gestire il mercato e fare ottimi profitti. Ricordo che da studente condividevo con i miei compagni di scuola il pensiero burlone che accompagnava lo studio della filosofia quando a mortificare l’interesse verso l’impegnativa materia dell’essere di Parmenide e del divenire di Eraclito, imperava l’assioma che sinteticamente la demoliva, ma che in un certo senso ci appagava. Per noi studenti, infatti, «la filosofia era quella materia con la quale e senza della quale si rimaneva tale e quale». Ma poi si cresce, si diventa uomini e la vita ti cambia. E quando lo spirito guida prende il posto del burlesco, allora si scopre l’importanza dello studio della filosofia. Oggi dico che l’insegnamento della filosofia lo vedrei molto bene anche negli Istituti Tecnici proprio perché non è una materia chiusa in un tratto analitico o teorico che dir si voglia, ma al contrario la filosofia apre la mente a una costruttiva analisi sociale del pensiero critico, consente l’affermarsi del pensiero personale, lucido e autonomo, necessario al confronto propositivo di idee e concetti. La querelle, per fortuna, non conosce confini. E’ scattata la raccolta firme ad ogni livello e a ogni latitudine. Tra i primi firmatari ci sono proprio loro: i filosofi. Nomi eccellenti di filosofi di diverse nazionalità affiancano nomi certamente meno blasonati dal punto di vista intellettuale, ma pur sempre convinti di quanto dannoso sia eliminare o ridurre le ore di studio di questa materia. E hanno ragione. Non solo per un discorso occupazionale o sindacale che pure può avere il suo doveroso spazio nella disputa tra favorevoli e contrari. Lo studio di questa materia merita ben altra dimensione. E’ pur vero che la filosofia è fuori da ogni logica di mercato sentito e vissuto come corso di cambi borsistici, di comportamenti mutabili e mercimoni. Lo studio della filosofia porta ad altro. La filosofia, o amore per la conoscenza, rimette l’uomo al centro del pensiero per ritrovare il significato della sua presenza in un contesto cosmico, morale e sociale. Probabilmente non riempie le tasche, non ingrassa la pancia, né sviluppa teoremi destinati a margini di profitto, ma restituisce significato all’essere come portatore di espressioni morali e intellettuali, capace di sviluppare il pensiero desideroso di conoscere la verità. Aiuta a porre le questioni, a ragionare, a impostare un percorso di vita. E vi pare poco?


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