Facebook, dopo lo sgomento

Chissà che sgomento devono provare papà e mamme leggendo la notizia di una ragazzina tredicenne che si è “innamorata” su Facebook ed è finita sul marciapiede, a prostituirsi. Sgomento, perché chi è genitore di un adolescente sa bene che il proprio figlio e la propria figlia sono immersi in un mondo dove non mancano i pericoli e le sfide e percepisce ancora di più l’incertezza, l’impotenza a volte, l’impreparazione di fronte a pericoli che si nascondono dietro l’angolo vicino, addirittura nella cameretta di casa, dove il pc, o il telefonino, possono diventare improvvisamente un buco nero e uno spauracchio terribile.I fatti, in questo caso, riguardano una tredicenne del Varesotto che chattando su Facebook si è innamorata di un presunto diciassettenne, in realtà un giovane di 24 anni. Lei è addirittura scappata di casa, inseguendo il grande amore e i carabinieri l’hanno ritrovata in un appartamento di Milano, dove sarebbe stata costretta a prostituirsi. Alcune cronache fanno immaginare che la ragazzina ritrovata non si fosse nemmeno resa conto dell’enormità della cosa: avrebbe sostenuto di aver solo seguito il suo amore, che salutava baciando mentre veniva portato via in manette.Torna lo sgomento. E viene da immaginare questa ragazzina immersa in sentimenti e pensieri più grandi di lei – come peraltro avviene quasi normalmente a quell’età – questa volta amplificati dalla potenza di internet, di un mondo virtuale che sembra dare corpo a ogni desiderio. Travolta, scollegata – lei sì – dal mondo reale che ai grandi slanci fa seguire sempre, senza sconti, la fatica dei fatti “duri e cocciuti”. Quanto hanno bisogno, questa tredicenne e i tanti suoi coetanei, di non perdere il contatto con la realtà, di poter individuare la differenza tra virtuale e reale, di misurare il proprio invadente e straordinario mondo interiore con adulti in carne e ossa, tutti i giorni, impegnati nella fatica della cura. È il compito educativo che coinvolge tutti, non solo i genitori nei confronti dei propri figli, ma una comunità intera.Viene da pensare anche ai papà e alle mamme, che magari comprendono al volo questa responsabilità e ancora di più avvertono povertà di mezzi e inadeguatezza delle proprie risorse rispetto a un mondo che corre e ogni giorno presenta nuove sfide e opportunità che possono diventare trappole. Sembra di sentire la richiesta di aiuto: come si fa, ad esempio, a “controllare”, a “guidare” ragazzini stimolati in mille modi a misurarsi con cose ben più grandi di loro, a guidare la Ferrari appena dopo aver imparato a stare in bicicletta?Ecco, il caso del Varesotto grida una volta di più la necessità di alleanze educative, di attenzioni e collaborazioni tra le famiglie, la scuola, le associazioni, la Chiesa e quant’altro. I mass media. perché no? Informare, far conoscere, stimolare la riflessione... anche così si aiuta la responsabilità condivisa. Senza paura, perché spesso è cattiva consigliera. Ma con coraggio e anche con fiducia negli stessi ragazzi e giovani, perché hanno grandissime risorse, slanci, passioni. Unite e accostate a quelle di adulti che vogliono bene, che stanno vicini, che si aiutano a vicenda e si soccorrono anche negli insuccessi, pronti a ripartire, concentrati nella “cura”, queste risorse piano piano trovano strada, lasciando da parte le scorciatoie illusorie.


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