Covid, già dodici le denunce tra Lodigiano e Sudmilano

Il comitato “Noi Denunceremo” sta assistendo varie famiglie di vittime del nostro territorio

Tamponi che non si potevano fare, medici di base che prescrivevano farmaci “al buio”, nessuna precauzione, odissee tra un ospedale e l’altro, nessuna informazione, mille problemi anche per l’addio, con funerali che non potevano essere fatti, saluti mai dati, cremazioni obbligatorie, spesso lontano.

Sono le centinaia di storie di familiari di morti di Covid, a cui il Comitato “Noi Denunceremo” da voce e una speranza di giustizia, con esposti-denunce presentate alla Procura di Bergamo, «affinché quanto accaduto non succeda più». Il Comitato è nato a Bergamo, ma ormai le adesioni arrivano da tutte le province italiane più colpite. Almeno una dozzina sono quelle presentate dalla provincia di Lodi, altre dal Sudmilano. Sono arrivati esposti che si riferiscono a casi di Codogno, Lodi, Sant’Angelo, Galgagnano, Mairago, Cervignano, Cavenago d’Adda, ma anche Melegnano. Quello che esce dalla lettura delle denunce (qui presentiamo alcune storie lodigiane e del Sudmilano) è una fotografia di quanto accaduto, della solitudine di chi si è ammalato e morto, della disperazione di chi è rimasto. «Noi non citiamo i presunti reati, ci limitiamo a raccogliere le storie di chi ha perso i propri cari nell’emergenza coronavirus, e nei casi in cui è evidente una lacuna del sistema la trasmettiamo in procura, saranno poi i giudici a valutare se ci sono o meno degli estremi di reato – spiega Luca Fusco, presidente del comitato Noi Denunceremo -. In ogni caso, non mettiamo mai in dubbio il lavoro degli operatori sanitari e dei medici. Noi crediamo ci siano responsabilità a un livello più alto, e speriamo che almeno il lavoro della procura possa mettere in luce queste responsabilità, per dare un minimo di giustizia a chi ha perso i propri cari in questa emergenza».

Il gruppo Facebook del comitato conta ad oggi più di 60 mila membri, molti iscritti dal Lodigiano. Le denunce sono state depositate in due D-day, giornate speciali per la trasmissione degli esposti in procura, e oggi sono arrivate a circa 130. Un altro centinaio di richieste sono ora in lavorazione per un successivo D-day che si terrà la terza settimana di settembre. Il comitato non accetta per statuto denunce a carico di medici e del personale sanitario che considera le prime vittime della tragedia. «Sulle inchieste in corso vige segreto istruttorio, quindi non ci sono aggiornamenti di rilievo per i denuncianti – dicono dal Comitato -. I legali del comitato invitano i parenti delle vittime che credono vi possano essere gli estremi per una denuncia a contattare il comitato stesso. Saranno poi i legali a valutare il caso e redigere eventualmente la denuncia, sempre a titolo gratuito, per depositarla poi alla procura di Bergamo».

Il lavoro del Comitato è partito da Bergamo, ma ormai ha assunto un valore di livello nazionale. «Tutto è partito perché a nostro avviso la mancata istituzione della Zona Rossa ad Alzano e Nembro è stato l’atto al quale si possono far risalire migliaia e migliaia di morti che forse si sarebbero potute evitare – dichiara Luca Fusco -. Proprio nel Lodigiano, la Zona Rossa di Codogno ha mostrato che un intervento deciso di chiusura ha aiutato a contenere il focolaio. Qui non è successo. Partendo da questo fatto, raccogliamo le segnalazioni e il dolore di tante persone che alla fine hanno vissuto tutti storie analoghe, anche se ciascuno con la propria peculiarità, e ciascuno sicuramente con il proprio privato dolore. Credo che ancora in molti non abbiano capito cosa hanno vissuto i nostri territori». Tutto il lavoro del Comitato serve a dare voce e speranza ai familiari, ma non è l’obiettivo più alto. «Tutto quello che abbiamo messo in moto ha solo uno scopo: capire che cosa non ha funzionato, verificare se ci sono delle responsabilità, fare in modo che quanto accaduto non succeda mai più – conclude Fusco -. La sanità lombarda potrà essere un’eccellenza in situazioni programmate, ma è crollata di fronte all’emergenza, e una riforma è inevitabile e urgente. Anche le indagini delle procure potranno rappresentare un importante impulso a questa riforma».

© RIPRODUZIONE RISERVATA