Come ritornare a respirare bene dopo la tempesta del coronavirus

Come ritornare a respirare bene dopo la tempesta del coronavirus

All’ospedale di Cassano un polo per i pazienti lodigiani e sudmilanesi

Da centro d’eccellenza per terapie riabilitative, con 46 posti letto destinati a “rimettere in piedi” chi si trova ad affrontare patologie fortemente invalidanti, a polo per “sub-acuti” capace di riportare alla “normalità” chi si è trovato ad affrontare una tempesta senza precedenti e senza “linee guida” capaci di tracciare una rotta percorribile.

Sono una sorta di “pioneri del Covid”, impegnati a scoprire come restituire a chi esce dalle terapie intensive e sub intensive il pieno controllo di sé e della propria vita, i medici specialisti dello Zappatoni di Cassano d’Adda, ospedale che in fase di ridisegno dei servizi l’ASST Melegnano-Martesana aveva destinato ad essere polo di riabilitazione per chi subisce eventi ortopedici, cardiaci e polmonari e che, in epoca Covid-19, si è trasformato a tempo di record in centro di accoglienza e supporto per i malati che, emersi – letteralmente – dalla fase più critica debbono affrontare un lungo percorso di “rinascita” prima di poter tornare alle proprie abitazioni con una buona possibilità di rimettersi completamente.

Allo Zappatoni, dove arrivano i pazienti dimessi dal Predabissi di Vizzolo, lo staff medico sanitario guidato dal direttore dell’Unità di Riabilitazione Aldo Ferrari ha “rivoluzionato” servizi e dotazioni, che fino alla vigilia dell’emergenza funzionavano a pieno ritmo con reparti pieni e ambulatori a pieno regime, realizzando un “polo di stabilizzazione” che con 23 posti a disposizione offre un percorso di rinascita dedicato ai “Covid-19”. Chi esce dalla terapia intensiva, spiegano infatti dallo Zappatoni, è in realtà solo a metà del percorso di ripresa: la riabilitazione è lunga e faticosa.

C’è chi deve reimparare a respirare, riportando i polmoni, pesantemente colpiti dagli effetti della polmonite provocata da Sars-CoV-2, ad una attività quanto più vicina possibile al “prima”, e c’è chi deve recuperare anche il controllo della postura. Spesso perfino riuscire a sedersi rappresenta una vera e propria impresa. Ma c’è anche un importante percorso di riabilitazione emotiva e psicologica per pazienti che, dice Aldo Ferrari, sono «spaventati, da rimettere in sesto per permettergli di tornare al loro domicilio». Un percorso lungo, delicato e non scevro da rischi – la guarigione completa non è ancora raggiunta e una ricaduta, avvertono i medici, è sempre possibile – che a Cassano compiono con uno sforzo che ha richiesto di rivedere «in pochi giorni la letteratura e le procedure di intervento» attuando protocolli mirati che mettono assieme esperienza, capacità e inventiva di uno staff che avverte: «non servono macchinari evoluti, solo medicina, esercizi e riabilitazione. Ma è una fase delicata, e lunga, molto lunga».


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