CODOGNO Dopo la mascherina anche il green pass, un altro no del dipendente comunale
Il funzionario non lavora in municipio da maggio, quando fu sospeso

CODOGNO Dopo la mascherina anche il green pass, un altro no del dipendente comunale

Parla il funzionario sospeso nello scorso maggio e rimasto senza stipendio

«Non si è visto». «Per ora non è arrivato». La domanda era nell’aria da giorni in municipio a Codogno e ieri mattina la risposta è arrivata: il dipendente comunale R.B., funzionario dei servizi sociali sospeso l’1 maggio scorso per il periodo di sei mesi, dopo il reiterato rifiuto di portare la mascherina in ufficio e per questo in causa con l’amministrazione comunale (il Tar ha respinto l’istanza cautelare di sospensione dell’ordinanza del sindaco Passerini sull’obbligo di mascherina e a febbraio si terrà la prossima udienza per l’altro procedimento intentato da R.B. davanti al giudice del lavoro), non si è presentato al lavoro. Ieri mattina il 50enne, residente nella Bassa Lodigiana ma di origini cremonesi, non c’era.

E non vi rimetterà piede per un bel pezzo, come spiega nell’intervista al telefono.

Il 31 ottobre è scaduto il provvedimento disciplinare che la sospendeva dal servizio e oggi (ieri per chi legge, ndr) avrebbe potuto tornare al lavoro. Perché non è rientrato?

«Siccome l’accesso non è consentito a chi non ha il lasciapassare verde, ho mandato una comunicazione al mio responsabile, che ho qualificato come messa in mora, perché nell’impossibilità di eseguire la mia prestazione lavorativa. Il Decreto del governo prevede che a partire dal 15 ottobre, nella pubblica amministrazione chi è sprovvisto di lasciapassare verde viene automaticamente sospeso fino al 31 dicembre, senza stipendio e senza ricadute sul piano disciplinare».

Quindi non è vaccinato? O rifiuta il tampone?

«A questa domanda non rispondo perché sono dati sensibili, riservati, che una volta non si sarebbero messi in piazza. Quello che trovo inconcepibile è che si è capovolta la prospettiva, per cui una volta per “non” andare a lavorare dovevi presentare un certificato di malattia e adesso per “andare” a lavorare devi presentare un tampone. Si parte dal presupposto che una persona deve accettare l’imposizione di quello che si chiama vaccino, ma è un farmaco sperimentale fino al 2023, e in alternativa devi sottoporti ogni 48 ore al tampone, che non è assolutamente attendibile».

In realtà i test attualmente disponibili hanno un’attendibilità pari al 90 per cento, ma non è questo il contesto per dibattere questioni scientifiche che richiedono titolo a farlo. Le chiedo come sta vivendo questa “vacanza” prolungata.

«Fosse per me rientrerei anche domani, ho lavorato presso il Comune di Codogno per 25 anni, ma mi trovo nell’impossibilità di esercitare la mia attività».

Non teme di perderlo quando il 31/12 scadrà il Decreto? E di avere difficoltà ad andare avanti senza stipendio?

«Già stanno prefigurando una proroga di questo “decretino” fino a Pasqua. Quanto allo stipendio sono affari miei, poi è chiaro che dal punto di vista economico sarebbe meglio riprendere a lavorare».


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