CERVIGNANO Udienza a Lodi sul caso del ragazzino morto al Predabissi, in aula le lacrime della madre
Un’ambulanza davanti all’ospedale di Vizzolo

CERVIGNANO Udienza a Lodi sul caso del ragazzino morto al Predabissi, in aula le lacrime della madre

La donna ricorda le ore strazianti del dicembre 2019, quando il figlio Francesco si spense in ospedale

Si interrompe più volte nella ricostruzione, prende un lungo respiro e riparte, poi piange, si ferma e continua con la voce rotta. Ieri mattina al tribunale di Lodi è stata la mamma a ricostruire quelle lunghe ultime ore di Francesco Rogelio Palomino Conga, morto a 12 anni il 30 dicembre 2019 all’ospedale di Vizzolo Predabissi. Il processo vede imputato il chirurgo lodigiano dell’ospedale che lo operò in quella tragica notte.

La mamma Cotrina è in aula con il papà Vicente, entrambi testimoni (poi sarà sentita solo lei). La famiglia vive a Cervignano d’Adda. «Il 27 dicembre i ragazzi erano a casa per le feste di Natale, e in quei giorni c’erano stati i pranzi delle feste – ricorda la mamma -. Francesco già il 26 aveva mal di pancia che non passava. Abbiamo aspettato un po’, poi la notte tra il 27 e il 28 dicembre lo accompagnammo al pronto soccorso perché i dolori erano forti». La ricostruzione delle ore in ospedale è frammentaria e forse poco precisa, ma di grande impatto. «È stato portato in pediatria, e stava male, si vedeva chiaramente – prova a raccontare la mamma -. Abbiamo fatto tutto il giorno in osservazione, senza che ci dicessero nulla di particolare, solo che non era peritonite. A un certo punto, dopo molte ore ha preso a tremare forte e poi ha perso conoscenza. Solo a quel punto ci hanno detto che doveva intervenire subito, ma è stato male di nuovo. Solo dopo è stato portato in sala operatoria e a quel punto abbiamo parlato con un medico che ci ha detto che dovevano tagliare una parte di intestino, e che sarebbe stato meglio pregare mentre loro avrebbero cercato di salvare mio figlio. Quando l’intervento è finito, hanno detto che era stabile».

L’operazione era servita a rimuovere tre metri di intestino andato in necrosi a causa di un volvolo intestinale, una strozzatura dell’intestino. Uscito in coma dalla sala operatoria, la mattina dopo una serie di infarti se lo porteranno via per sempre. Il racconto della mamma è straziante, interrotto da lunghe pause e un pianto contenuto, sempre dignitoso. Per il giudice Eliana Capursi basta così, tanto da evitare (su suggerimento del Pm Antonella Dipinto accolta dalla difesa) la testimonianza del papà. Quello a cui non basta è l’imputato, accusato di essere intervenuto con «colpevole ritardo». Il chirurgo chiede e ottiene di poter rilasciare alcune dichiarazioni spontanee, muovendo ai colleghi della pediatria pesanti accuse, che finora non hanno trovato riscontri nel lavoro della Procura: «Io da subito avevo detto che non capivo cosa ci fosse, e il volvolo primario in un adolescente è rarissimo. Ma io mi ritrovo imputato qui, ma ho preso servizio in serata, ho visto il ragazzino alle 21 e l’ho portato in sala operatoria quattro ore dopo, quando era entrato in ospedale prima delle 6 del mattino. Quel giorno in pediatria c’erano un centinaio di bambini. È stato completamente dimenticato, in pediatria non hanno assistito il bambino tutto il giorno. Ma l’imputato sono io».


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