Cambia il mondo.E la scuola?

Scuola e tecnologie informatiche. Computer, internet, social network, skype: sono realtà più o meno nuove e nuovissime che s’interfacciano sempre di più col meccanismo antico e fascinoso dell’educazione e della scuola. E in qualche modo vanno a modificare equilibri, modalità, relazioni. Non è detto che il mondo scolastico debba “rincorrere” le novità tecnologiche. Certo, però, non può fare a meno di considerarle, conoscerle e, probabilmente, “padroneggiarle”, nel senso che l’ambiente proprio della formazione e dell’educazione, della crescita di consapevolezza, è proprio sulla misura della consapevolezza (e della responsabilità) che si relaziona agli strumenti, alle tecnologie, ai mezzi di comunicazione.Detto questo, basta guardare con attenzione al mondo della scuola per scoprire ogni giorno sfaccettature e provocazioni nuove proprio sul rapporto con le tecnologie. Così, ad esempio, s’incontra il fenomeno dei “compiti on line”, con reti di compagni di scuola che trovano nuove modalità di studio insieme grazie alla comunicazione in tempo reale via Internet. Oppure ci s’imbatte in circolari preoccupate di dirigenti scolastici che “vietano” gli scambi tra docenti e allievi su Facebook. O, ancora – ed è questione potenzialmente più ampia – ci si ritrova a ripensare la costruzione e l’utilizzo dei classici “libri di testo” in chiave elettronica. O la didattica on line, magari a distanza.Si potrebbero aggiungere altri “fronti”, anche molto diversi tra loro, nei quali però il denominatore comune è la trasformazione culturale oltre che tecnologica (e indotta dallo sviluppo tecnologico) avviata nel campo scolastico ed educativo. La Fondazione Agnelli nel 2010 segnalava come il 72,2% degli studenti italiani possedesse una connessione Internet a casa (e la media europea è il 71,5%: siamo curiosamente all’avanguardia). Non solo: il 45,5% dei quindicenni usa il computer da quando aveva 10 anni. È la prospettiva dei “nativi digitali”. Se la tecnologia ha cambiato il mondo, anche e forse soprattutto quello dei nostri ragazzi, appare chiaro come la scuola ne sia fortemente provocata. In ordine, ad esempio, a una migliore conoscenza tecnica (essere protagonisti del proprio mondo – è una finalità del percorso educativo – vuol dire anche conoscere e usare bene i mezzi a disposizione) e, dicevamo, soprattutto in ordine alla consapevolezza e alla padronanza dei mezzi a disposizione. Facebook promuove o danneggia la relazione tra allievo e docente? Ha ragione un preside di preoccuparsi per un livello nuovo e quasi incontrollabile di comunicazione, potenzialmente “eversivo” delle reti codificate? Quanto viene messa in gioco la “distanza”, ma anche l’autorevolezza che pure fanno parte di una relazione educativa in un mondo di comunicazioni virtuali che, per definizione, abbattono proprio le distanze? Ruoli diversi, deontologia professionale… quante riflessioni si potrebbero fare. Tante domande, cui peraltro sono possibili risposte differenti. Ecco, sta qui la sfida degli educatori: lasciarsi provocare, scrutare il nuovo con passione, avendo a cuore il compito antichissimo eppure così contemporaneo di aiutare a crescere i più piccoli, valorizzando talenti e personalità, lo sviluppo integrale, la dimensione della ricerca, la capacità di relazioni autentiche. Nel mondo reale e virtuale di oggi.


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