Addio a Labadini, grande giocatore e allenatore gentiluomo
Roberto Labadini in veste di allenatore ai tempi della Melegnanese

Addio a Labadini, il gentiluomo dei campi da calcio

L’ex centrocampista di Castiglione d’Adda, arrivato in Serie A con il Cagliari si è arreso a soli 54 anni a una lunga malattia

Piange il calcio, perché era uno sportivo con i fiocchi. Ma piangono soprattutto le persone, quelle che hanno avuto il privilegio di conoscerlo, perché era davvero un uomo speciale. Dalla Bassa al Sudmilano, il Lodigiano è in lutto per Roberto Labadini, morto dopo una lunga malattia, la sclerosi laterale amiotriofica, più conosciuta come Sla. Nato a Codogno il 9 luglio 1964, Labadini viveva a Castiglione D’Adda, e in carriera ha legato il suo nome sia a importanti club del territorio che a esperienze nel calcio professionistico, come giocatore prima e come allenatore poi.

Labadini ha iniziato la sua carriera da giocatore nel Fanfulla, prima di approdare nel calcio professionistico. L’esperienza con la Primavera del Cagliari (con alcune apparizioni in panchina in prima squadra) è stata il prologo di una carriera trascorsa quasi sempre in C, con le maglie di Pro Patria, Prato, Chievo, Chieti e Ospitaletto per un totale di 299 presenze e 40 gol. È stato inoltre a un passo dal grande salto in Serie A sul finire degli anni ’80 quando la Sampdoria lo scelse come alternativa a Roberto Mancini; ma un brutto infortunio proprio sul finire della stagione con la maglia del Prato lo costrinse a rinunciare a un contratto già firmato. Terminata la carriera da calciatore professionista, ha intrapreso quella di allenatore, prima nelle giovanili del Fanfulla e quindi al Codogno. Poi la chiamata di Giorgio Longinotti, allora presidente della Melegnanese che per due volte lo ha voluto sulla panchina rossoblù, prima dell’esperienza con lo Sporting Linate, con cui ha vinto il campionato di Prima Categoria, e poi l’esperienza nel Piacentino.

Gentilezza ma anche grinta: Roberto Labadini

Alle grandi dote tecniche da centrocampista, Labadini è sempre stato considerato tra i tecnico più preparati, qualità abbinata a una gentilezza rara e apprezzatissima dai suoi giocatori. «Ero molto legato a lui – dice commosso Stefano Beltrami, già Melegnanese e Sporting – perché era una persona speciale. Sono distrutto». Anche Marco Mazzucchi, capitano del Codogno non trattiene la commozione: «È stato per me come un padre nel mondo del calcio, mi ha tirato su fin da ragazzino per poi lanciarmi nei grandi. Se ne va un uomo e un allenatore che ovunque sia stato si è fatto voler bene da tutti». Anche l’ex presidente della Melegnanese Giorgio Longinotti lo ricorda così: «Ho sempre detto che è stato il miglior allenatore che abbia mai avuto e io ne ho avuti tanti. Mi dispiace tantissimo». L’ultimo saluto al mister-galantuomo si terrò sabato 6 aprile alle ore 10 nella chiesa parrocchiale della sua Castiglione d’Adda.

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