Nuoto, il campione di Lodi resta ancora senza la “sua” piscina

Nuoto, il campione di Lodi resta ancora senza la “sua” piscina

Cesare Rizzi

Per Lodi è la seconda estate senza piscina “Concardi”. Alcuni lettori faranno un po’ di fatica a comprendere a quale impianto stiamo alludendo, ma è questo il vero nome della “Ferrabini”: la struttura, per anni autentico feudo del nuoto in città, venne intitolata su proposta del dottor Guido Ariano a quello che potremmo definire il “bisnonno” in chiave sportiva dei faticatori azzurri della provincia di Lodi, il casalese Samuel Pizzetti e lo zelasco Federico Vanelli.

Attilio Concardi era nato a Lodi nel 1902: morì a soli 40 anni «vinto in pochi giorni dal tifo di ritorno da una gara di acque libere a Napoli», ricorda oggi il figlio Ezio a poche settimane dal 75esimo anniversario della scomparsa (22 luglio). La sua fu una vita breve ma ricca di soddisfazioni sportive, quasi da pioniere di una disciplina vissuta prima come atleta e poi nella veste quasi inedita per l’epoca di tecnico professionista. Concardi nasce in anni in cui a Lodi il cloro è quasi uno sconosciuto: «Per allenarsi in piscina andava alla “Cossi” di Milano, la sua vera palestra era però l’Adda», ricorda il figlio, classe 1939, riportando alla mente (affiancato dall’amico Vincenzo Iannone) i racconti della madre. Si nuotava nella zona del Capanno, «in un’area chiamata “Gelada”: c’era acqua sorgiva, fredda e pulitissima, la si poteva quasi bere», racconta Ezio Concardi, che aveva provato a seguire le orme paterne nel nuoto («Ma alle bracciate preferivo le ragazze», dice oggi divertito) appassionandosi però soprattutto alla pallanuoto («Seguivo il Fanfulla proprio nell’impianto intitolato a mio padre: è un peccato che la “Ferrabini” sia chiusa, può essere ancora una vasca importante per Lodi»).

Attilio Concardi per tutti è “El Lölu”: conosce altri assi del nuoto lodigiano come Zucchelli, veste i colori prima del Fanfulla Nuoto e poi della Canottieri Adda, in gara si mette in luce soprattutto in acque libere. Esordisce giovanissimo, nel 1914, in una gara “popolare” a Lodi, a soli 11 anni: chiude ultimo. Bypassati gli obblighi militari e il primo dopoguerra le cronache natatorie lo ritrovano con i suoi 190 centimetri nel 1927 vincitore della “Targa del Secolo” a Milano, imponendosi invece in piscina l’anno successivo nel campionato provinciale milanese dei 1500 sl. Il suo percorso agonistico è atipico visto che trova gli acuti al diapason oltre i trent’anni. Nel 1934 è secondo nella Monticelli-Cremona battuto solo dall’amico-rivale Giacomo Gamba, prendendosi poi la rivincita nella Traversata di Milano. Il suo anno d’oro è il 1938: vince il titolo italiano Seniores sui 1500 sl, poi conquista il campionato italiano di gran fondo classificandosi secondo nella Traversata di Roma nel Tevere e quarto nella Traversata del Lario e vince a Venezia una classica come la Coppa Byron. La rivista federale “Nuoto” nel numero del settembre 1938 scrive: “Additiamo Concardi ai giovani perché la sua modestia e la grande passione che lo sorreggono siano loro di esempio e di sprone”.

Sono successi che di fatto gli cambiano le prospettive: Concardi vive in via Magenta, è pure un bravo giocatore di biliardo e svolge la professione di bidello quando, alla fine del 1939, viene chiamato dai responsabili della piscina di Bergamo a fare da istruttore di nuoto e pallanuoto della squadra locale. La famiglia fa così armi e bagagli e si trasferisce nel capoluogo orobico. Purtroppo il destino è in agguato: il tifo lo strappa alla vita nel 1942 e così la famiglia nel 1944 si risposta a Lodi in zona Maddalena. Un viaggio ad alto rischio, in cui i bagagli assaggiarono il fuoco delle mitragliatrici, come dimostrano i buchi in un diploma rilasciato dalla Federnuoto di Attilio.

Il ricordo del primo grande faticatore del nuoto lodigiano resta nel cuore di tante persone a Lodi e sgorga come un fiume nei loro incontri con il figlio Ezio: «Mi raccontavano che fosse il più grande sportivo lodigiano dell’epoca assieme al pilota Eugenio Castellotti». Paragoni difficili, anche a distanza di quasi un secolo, cui hanno però reso giustizia le scelte comunali: il palazzetto dedicato a Castellotti, la storica piscina “Ferrabini” ad Attilio Concardi.

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