I 25 anni delle Ariette alla lente di Marino

Fabio Francione

Alcune volte viene da pensare se il teatro italiano meriti di avere alcune compagnie, alcuni attori e attrici, pure alcuni teatri e persino copioni. Qualche volta anche critici. Quest’ultima tra le categorie citate è quella più a rischio se non di estinzione, almeno di trasformazione dandosi quando e definitivamente alla cronaca. Di certo meglio della riflessione. Ma chi non fa sconti a tutto questo è il Teatro delle Ariette, compagine emiliana, capeggiata da Paola Berselli e Stefano Pasquini, compagni anche nella vita, che da una fattoria dell’altipiano bolognese hanno creato un teatro fatto di cibo e storie, per l’appunto “da mangiare?”, che non ha eguali in Italia. A raccontare questa favola più che venticinquennale è un libro curato da Massimo Marino, il loro più acuto interprete, che rimescola e aggiorna materiali di una precedente pubblicazione. E tutte le pagine alla lettura sembrano suonare un canto di libertà espressiva che unisce letteratura e scena, pratica di vita pubblica e dolori privati, che in un certo qual modo sono la cifra consolidata dell’arte delle Ariette.

M. Marino (a cura di)Teatro delle Ariette. La vita attorno ad un tavoloTitivillus, Corazzano (Pisa) 2017, pp. 307, 18 euro

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