Il tenero “testamento” di Anna Marchesini

Antonino Sidoti

Regista teatrale, attrice e scrittrice dagli innumerevoli volti, intelligente e ironica, temeraria nel linguaggio e nelle tematiche: scomparsa nello scorso luglio, Anna Marchesini nel suo romanzo-testamento non rinuncia al suo stile e racconta le storie di due donne e delle loro solitudini, unite da un’unica figura, quella dell’arrotino. Evocato dalle grida in strada ma mai visto, «ora circense ora banditore, venditore di ungenti, rifornitore di armi ma anche vendicatore», dietro a una delle professioni più antiche del mondo si cela il mistero del regno del Male: con le sue lame da Edward mani di forbice e la voce suadente “l’elfo dei vicoli” stimola l’immaginazione della scrittrice. Occasione questa per dissertare su educazione e paure, carnefici e vittime, grazia, bellezza e desiderio d’amore. Uno stile elegante e forbito da cui affiora una struggente voglia di vivere. Tenere liriche le poesie che suggellano il libro: incanti di vita, tra stelle e sogni, lucciole, strade di luce, gabbiani in volo pronti a salutare una nuova alba e occhi di gatti che guardano alla luna.

Anna MarchesiniÈ arrivato l’arrotinoRizzoli editore, Milano 2016, pp. 250, 15 euro

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