Così la capitale ha perso un’occasione più unica che rara

Così la capitale ha perso un’occasione più unica che rara

Gianfranco Mondani

“Sosterremo la candidatura di Roma alle Olimpiadi se vinceremo noi le elezioni nella capitale, se non sarà Mafia Capitale a gestirle” tuonava Di Maio. Ma non ha fatto i conti con il direttorio che ha fatto saltare il banco.

Così è stata persa l’occasione più unica che rara di dare una mano a Roma per organizzare l’Olimpiade del 2024. Mi chiedo dov’era la base, quella on line. Servile, sedata o che altro?

Sono passati 57 anni dalla XVII Olimpiade romana e sono limpidi i ricordi di adolescente imbevuto del pensiero decoubertiano che ha seguito con passione ed entusiasmo tutte le vicende che la Rai trasmetteva e la lettura della Gazzetta Sportiva la cui raccolta conservo con cura maniacale. La caduta di Berruti vittorioso nei 200, Cassius Clay oro nei mediomassimi, il Nino nazionale, il ciclismo, il settebello, l’equitazione e gli altri medagliati. Ma la prova che ha suscitato vivo interesse è stata la maratona. Uno sconosciuto etiope, un poverissimo soldato semplice, con il pettorale n° 11 ha cavalcato a piedi nudi i 42 e passa km da Piazza del Campidoglio per il Colosseo, Via Appia antica, fino all’Arco di Costantino sfilando tra ali di folla, monumenti antichi illuminati che davamo alla gara una suggestione unica e una affascinante atmosfera a dir poco stupefacente e rinfrescata dal ponentino.

Abebe Bikila è stato il primo africano di colore ad ottenere l’oro a cinque cerchi che Il 10 settembre 1960 ha chiuso l’olimpiade più bella. Già, perché quella di Tokio nel 1964 è stata rovinata dal maltempo, nel 1968 Città del Messico è stata bagnata dal sangue di oltre un centinaio di studenti che manifestavano pacificamente.

Nel 1972 a Monaco, i terroristi di Settembre Nero irruppero nelle case-alloggio destinate agli israeliani del villaggio olimpico, uccidendo 11 atleti.

Nel 1976 quella di Montreal, dopo la tragedia di Monaco, è stata una Olimpiade. A Mosca del 1980 l’Olimpiade del boicottaggio americano per l’invasione sovietica dell’Afghanistan.

Nel 1984 a Los Angeles mancarono gli atleti sovietici. Così era pari e patta. Da allora il Grande Evento è stato aperto ai pseudo dilettanti e agli spot. In conclusione grazie a Di Battista, Di Elio, il convertito Di Maio, Di Stefano, Di Beppe, Di Davide questa opportunità è stata mandata a gambe all’aria con spreco di denaro investito per la programmazione. E pensare che Roma avrebbe avuto benefici non indifferenti: restyling completo con rifacimento delle strade, sistema fognario adeguato, servizi pubblici, impianti sportivi rimessi a nuovo, metropolitane, linee tranviarie per collegare le periferie, bonifiche di aree dismesse, recupero di quelle incolte e poi case. Le tante case del villaggio olimpico che avrebbero ospitato almeno 11/12 mila atleti e, poco dopo 4/5 mila paraolimpici che al termine sarebbero rientrate nella disponibilità del patrimonio comunale. Solo il cielo sa di quante abitazioni Roma abbia bisogno.

Poi l’indotto, il turismo ecc. D’altro canto cosa si poteva pensare di persone il cui unico sport che possono aver praticato forse è stato il lancio della forchetta e gli aeroplanini di carta e che non sanno distinguere una palla da rugby da un mazza di baseball. Poi, come detto da Raffaele Marra la Sindaca “non ha le palle”. Infatti la Virgo Impotens, dopo aver tanto strillato contro i padroni del vapore, si è genuflessa e pedissequamente ha obbedito. Quindi per conto mio lei e i suoi sapienti maestri vadano al diavolo. Per non dire peggio e la Città Eterna rimarrà con le sue buche, i topi, l’immondizia, le periferie degradate, i debiti, i centurioni e il valzer degli assessori.

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