Non possiamo andare a casa dei 1200 possessori

Non possiamo andare a casa dei 1200 possessori

Alberto Tarchini - Assessore alla viabilità - Lodi

L’articolo di stampa pubblicato in data 3 agosto sul “Cittadino” necessita di molte precisazioni e in diversi punti.

Comprendiamo perfettamente il disagio e le difficoltà di una signora di oltre 90 anni nel muoversi e nel venire in Comune per apporre la sua firma sul ‘pass disabili’ di cui è titolare: ce lo dice il normale buon senso delle cose.

Ma il Comune si muove nell’alveo di normative precise, senza le quali non si possono rilasciare i pass. La legge afferma esplicitamente che essendo il contrassegno strettamente personale occorre, oltre ad altre caratteristiche, la firma del titolare in presenza di un pubblico ufficiale: è per questo motivo che l’ufficio viabilità ha comunicato alla famiglia la massima disponibilità, andando ben oltre gli orari di aperura al pubblico, nell’evitare alla signora di salire al primo piano e, al contrario, andarle fisicamente incontro quando lei si fosse fatta accompagnare in auto dai familiari in piazza Mercato.

Purtroppo chi ha scritto l’articolo non si è informata in Comune, altrimenti avrebbe riportato questo dato importante.

Tra l’altro, sul modulo di richiesta che la famiglia e la signora hanno utilizzato, come tutti, per richiedere il contrassegno disabili, l’obbligo di presenza è marcatamente e chiaramente indicato, persino evidenziato dal colore rosso vivo del riquadro che contiene l’informazione. Non è una sorpresa dell’ultimo istante.

La domanda sorge a questo punto scontata e legittima: perché non è il Comune ad andare a casa della signora a presenziare fisicamente alla sua firma?

Perché il Comune gestisce circa 1.200 ‘pass disabili’ e, come facilmente si può intuire, se si fanno le eccezioni alla regola si apre una strada di ‘non ritorno’ che porta ad una gestione impensabile.

Molti altri, infatti potrebbero porre legittimi rilievi e casi ‘speciali’ per i quali dovrebbe essere il Comune a visitare le case, il che diventa evidentemente impossibile.

Del resto faccio notare che a Lodi ci saranno state difficoltà e disagi per molte altre persone, al pari della signora, ma ciascuno con pazienza e comprendendo la norma si è adattato e si è presentato in Comune firmando il proprio pass.

Sono tutti cittadini e cittadine ‘eroici’ o, invece, hanno semplicemente fatto il loro dovere senza particolari lamentele da parte di figli e nipoti?

Mi pare utile, inoltre, segnalare che la normativa che prevede l’adattamento del pass ‘arancione’ a quello ‘blu’ europeo (che è entrato in vigore cinque anni fa, nell’estate 2012) è ben nota da tempo: il contrassegno della signora non è scaduto da qualche mese, ma da anni. Ci si accorge solo ora? Per la precisione il Comune, dopo i primi mesi di lavoro per creare i nuovi pass ‘blu’, comunicò alla cittadinanza e iniziò a sostituire i vecchi pass dal 1 gennaio 2013… cioè oltre 4 anni fa! Mostrando le amministrazioni precedenti una buona attitudine, che apprezzo, la flessibilità del Comune è stata amplissima, tanto è vero che l’obbligo di sostituire i pass a Lodi - vale a dire, in pratica, il momento a partire dal quale si è iniziato a sanzionare quanti non si erano messi in regola – fu il 15 settembre 2015. Quasi due anni fa!

È pensabile e giustificabile che in quasi due anni i parenti della signora non abbiano trovato il tempo di venire ad accompagnarla per una firma, per di più con tutte le agevolazioni concesse dall’ufficio viabilità di cui ho detto prima?

Dal che non ci si può certo lamentare con il Comune se si viene ‘pescati’ nel luglio 2017 dagli agenti di polizia locale col pass scaduto e si viene sanzionati. È questione di semplice correttezza e serietà, anche e soprattutto nei confronti di quei 1.200 altri concittadini che hanno rispettato le norme e i tempi.

Al termine, una chiosa personale su alcune frasi dell’articolo. L’Odissea di Omero è un capolavoro di letteratura mondiale che, penso, abbia davvero nulla a che vedere con questo caso di lamentela nei confronti del Comune. Ben altre sono le odissee che la vita e l’attualità ci pongono di fronte.

Faccio notare a chi scrive, infine, che le maglie della flessibilità del Comune, pur così ampie negli anni per venire incontro in maniera ‘soft’ ai cittadini titolari di ‘pass disabili’, non si allargano né si stringono per compiacenza nei confronti di avvocati di ‘fama’ né di professionisti medici, apprezzatio meno che siano, in città.

Grazie dell’attenzione.

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